I Masiri e la loro battaglia per la libertà
Bolzano, 14/2/2000
Le comunità masire nell'Africa settentrionale.
Il popolo masiro,
comunemente noto come berbero, costituisce il gruppo autoctono che, prima
dell'invasione araba, abitava le regioni del Magreb dall'Oceano Atlantico
all'Egitto fino al Sahel. L'arrivo dei nuovi venuti comportò, nel
corso dei secoli, un decremento della popolazione masira nelle aree da
essa originariamente occupate e la sua conseguente relegazione in alcune
isole geografiche sempre più ristrette e minacciate dall'arabizzazione
incalzante promossa dai governi dei paesi nei quali i masiri vivono dispersi.
Attualmente la maggioranza
della popolazione masira è presente in Marocco ed in Algeria, ma
gruppi meno consistenti sono presenti anche in Tunisia, Libia, Mauritania,
Egitto (limitatamente all'oasi di Siwa), Burkina Faso, Mali e Niger. In
queste ultime due nazioni il masiro è riconosciuto lingua ufficiale.
Nonostante sia difficoltoso
fornire cifre precise sulla consistenza numerica della comunità
masira, possiamo stimare in circa 6.000.000 di individui (il 20% della
popolazione) quella algerina, della quale i 2/3 sono concentrati in Cabilia
nel nord del paese; tra i cinquecentomila ed un milione di abitanti, detti
Scavi,
sono invece stanziati sulle montagne di Aures mentre il gruppo dei M'zabiti
conta oltre 100.000 elementi. Infine alcune decine di migliaia di masiri
vivono sparsi tra Scenua e Djebel Bissa nell'Algeria settentrionale, nella
zona a sud di Orano e nelle oasi di Uargla e Tuggurt.
In Marocco vive
invece la comunità più consistente formata da almeno 12.000.000
di individui, che arrivano a 18.000.000 a seconda delle stime, rappresentante
tra il 40% ed il 60% dell'intera popolazione nazionale. Qui possiamo contare
tre principali gruppi linguistici detti Rifis
nel nord del paese, Tamazight
nel Marocco centrale lo Scilico
nella zone meridionali.
Il terzo gruppo
di una certa consistenza è quello dei Tuareg,
detti Imajaghi
in lingua masira, dispersi in diversi paesi del Sahel. In Niger la comunità
conta 500.000 individui mentre in Mali varia tra 300.000 e 400.000. Gruppi
di minor entità sono presenti in Algeria (20.000 ad Ahaggari ad
Ajeri), in Libia (50.000 ad Ajer) ed in Burkina Faso (30.000 persone).
Infine altri gruppi
meno numerosi vivono sparsi in altri paesi africani. A Djerba ed in alcuni
paesi della Tunisia meridionale risiedono circa 50.000 persone mentre sia
in Mauritania che in Egitto sono presenti comunità che contano tra
le 5.000 e le 10.000 persone. Nell'oasi di Siwa ed in Tripolitania, nelle
zone di Zwarw e del Dschebel Nefussa, i gruppi masirofoni sopravvivono
nonostante la dura repressione del governo.

1) Localizzazione
geografica delle principali comunità masire nell'Africa nord-occidentale.
2) Un berbero
Aït Atta del clan Uduruch, sul massiccio del Sarho nel cuore dell'Atlante.
Religione
Il popolo masiro dopo aver evitato la conversione al cristianesimo venne attratto dalla fede islamica e rapidamente convertito. Attualmente tutta la popolazione pratica questa religione ma non si è mai avvicinata alle forme estremistiche e fondamentaliste nate ovunque nel mondo dell'Islam, ma in particolare nel Magreb ed in Algeria.
La lingua masira
Il termine di uso
comune "berberi" deriva dal greco antico "barbaroi" e dal
latino "barbarus" che significano estranei; inoltre in lingua araba
il verbo "barbara" sta per mormorare o blaterare ma anche incivile
e barbaro. Appare quindi chiaro che tale dizione sia ritenuta offensiva
dagli stessi berberi che preferiscono appellarsi con i nomi Amazigh
(pr.:amasir) o Tamazigh
(pr.:tamasir) affermatisi come termini collettivi solo dopo il recente
sviluppo di una concreta autocoscienza etnica.
La classificazione
della lingua in un determinato gruppo linguistico è tuttora irrisolta
e dibattuta dagli studiosi. Alcuni affermano che si tratti di una lingua
afroasiatica o Hamitosemitica mentre altri la considerano una di ceppo
indoeuropeo. Addirittiura alcuni studiosi hanno ormai rinunciato ad una
classificazione definitiva del masiro.
L'alfabeto masiro,
detto tifnagh,
vanta una storia di 2500 anni poichè i documenti più antichi
attestanti il suo utilizzo, scoperti nel Grande Atlante, risalgono al VII
secolo a.C. Anticamente, ma anche in tempi più recenti, quest'alfabeto
aveva funzioni simboliche e magico-religiose, e, presso i gruppi Tuareg,
veniva utilizzato anche per la decorazione di oggetti e per la trasmissione
di brevi messaggi.
Nel recente passato
anche la dominazione coloniale francese ha contribuito in maniera rilevante
al degrado della cultura masira favorendo spesso l'arabizzazione dei territori
masirofoni. Ciò fu dovuto alla politica imperialista francese da
sempre centralista ed oppressiva anche nei confronti delle minoranze interne
(bretoni, baschi, corsi ecc.).: l'atteggiamento inizialmente conciliante
nei confronti della minoranza masira era dovuto infatti alla funzione antiaraba
che essa poteva svolgere ma, successivamente, l'atteggiamento dei colonizzatori
mutò radicalmente e non si ebbe mai una vera politica atta a favorire
lo sviluppo della cultura masira; l'arabo divenne materia di studio obbligatoria
mentre non si fece lo stesso per il masiro e neppure per quanto concerne
la stampa si operò diversamente.
La presa di coscienza
etnica ed il frazionamento della popolazione masira dispersa in un'area
vastissima rese necessaria l'individuazione di una caratteristica unificante
per tutti i gruppi presenti nei paesi dell'Africa nord-occidentale. Nonostante
questa enorme diaspora geografica abbia contribuito a frazionare la lingua
masira in molte varietà dialettali, spesso incomprensibili tra loro,
alcuni studiosi cabili, dalla metà degli anni sessanta, hanno tentato
di fissare uno standard unificato scritto partendo proprio dal tifnagh
ed individuando un vocabolario di base ed una grammatica comune a tutte
le varietà esistenti.
In Algeria non esistevano
le premesse per un' adeguata attività culturale a sostegno della
cultura e della lingua masira perciò, nel febbraio del 1967, venne
fondata a Parigi l'Acadèmie berbére
d'échange et de recherches culturelles
rinominata due anni più tardi
Association Agraw Imazighen con lo
scopo di diffondere l'uso tra gli emigrati masiri, ma anche tra quelli
residenti in Africa, dell'alfabeto tifnagh attraverso il mensile
Imazighen.
Nello stesso periodo
a Vincennes prese vita il
Groupe d'Etudes
Berbéres (GEB)
che cominciò
ad organizzare corsi di cultura berbera impegnandosi anche nella pubblicazione
di libri, giornali e materiale didattico grazie anche all'editore
Imedyazen.
Successivamente
l'apertura dell'università di Tizi-Ouzou creò un polo di
aggregazione per tutte quelle associazioni e quegli studiosi impegnati
sul fronte della difesa e della rivitalizzazione della cultura masira.
La lingua scritta
masira è stata però ufficialmente riconosciuta dal governo
algerino solo per quanto riguarda la regione della Cabilia dove, almeno
a livello di toponomastica, il suo uso è affiancato a quello degli
alfabeti arabo e latino. Nel 1990 è stato aperto il Dipartimento
di Lingua e Cultura Masira a Tizi-Ouzou,
mentre nel 1991 avvene lo stesso all'università di Bedjaia.
Inoltre, dopo l'entrata
in vigore di una legge del 1996 che prevede l'utilizzo esclusivo dell'arabo
quale unica lingua ufficiale, la vibrante protesta popolare e gli scioperi
da essa scaturiti hanno ottenuto che, almeno in questa regione, in alcune
scuole venga insegnato il masiro.Comunque la situazione attuale è
ancora decisamente negativa e dovrà essere fatto molto per giungere
al giusto riconoscimento della lingua, prima ed irrinunciabile tappa per
la conquista dei diritti civili fondamentali che tuttora vengono negati
ai masiri.
L'atteggiamento dell'Algeria nei confronti della minoranza masira.
I governi dei paesi affrancatisi dal giogo
coloniale non hanno dimostrato maggior sensibilità dei colonizzatori
francesi nei confronti delle minoranze interne ed in particolar modo verso
il popolo masiro. Ciò è dovuto in larga parte alla concezione
islamica dello stato che, come nelle peggiori dittature, tollera solo i
valori e la cultura araba avversando qualsiasi opposizione sia essa di
ordine culturale, religioso, politico od etnico. Ad esempio, subito dopo
la conquista dell'indipendenza il regime di stampo socialista arabao-islamico
creato dal colonnello Boumedienne,
da
Ahmed Ben Bella e dai loro
alleati in Algeria, promosse subito una massiccia campagna di arabizzazione
forzata. Inoltre, la fortissima influenza dell'islamismo su tutta la vita
sociale e politica, ha promosso concetti quali l'inscindibilità
dell'Umma, la nazione araba,
la cui violazione viene considerata una fitna,
un'apostasia peggiore dell'assassinio e la Isdschmaa,
il consenso di tutti, che prevede, in caso di conflitto, l'unità
monolitica del consenso popolare e dell'opinione pubblica. Sono evidenti
i motivi per cui una nazione ed una società simili considerino la
presenza della minoranza masira quale fonte di pericolo e destabilizzazione.
Conseguentemente la politica repressivo-razzista del governo algerino si
attivò immediatamente attraverso la soppressione della cattedra
universitaria di lingua masira, fondata nel 1962 ad Algeri. Successivamente
l'arabizzazione forzata si espresse imponendo l'arabo quale unica lingua,
il mutamento della toponomastica dalla forma masira e francese a quella
araba, la censura di ogni attività culturale, artistica o sportiva
che avesse un legame anche vago con la cultura masira. Inoltre, i militanti
delle associazioni culturali venivano intimiditi e sottoposti ad arresti
arbitrari ad interrogatori ingiustificati e spesso trattenuti in cella
di isolamento (come si vede i metodi dell'oppressore sono sempre identici
dall'Ulster alla Cabilia!!!); agli artisti ed agli intellettuali veniva
negato il passaporto al fine di impedirne l'espatrio e la divulgazione
all'estero delle istanze del popolo masiro.
Con i medesimi intenti venne varata, nel
1990, una legge sull'impiego esclusivo della lingua araba nell'attività
editoriale e giornalistica la quale impone che tutti i giornali debbano
essere scritti in arabo vietando l'utilizzo di lingue straniere: il masiro
viene ovviamente considerato una di esse. Una successiva legge del 1992
stabilisce che l'arabo"costituisce la lingua nazionale ed ufficiale
di tutti gli uffici pubblici, delle istituzioni, delle imprese e delle
associazioni." L'utilizzo di un diverso idioma, addirittura anche
durante trasmissioni televisive o radiofoniche, costituisce una violazione
di tale norma comportando, conseguentemente, la punizione attraverso pene
disciplinari e pecuniarie. Significativamente, l'articolo 39 vieta l'importazione
di articoli di cancelleria e computer qualora questi non includano caratteri
arabi.
Povertà, rivolte ed emigrazione in Cabilia.
La Cabilia è
una regione situata nel nord dell'Algeria, prevalentemante montuosa e con
scarse risorse agricole da sfruttare. La popolazione è dedita sopratutto
alla produzione di prodotti artigianali. Escludendo i grandi centri urbani,
è la regione più densamente popolata dell'intera Algeria.
Anche le risorse minerarie non sono rilevanti e l'industria è poco
sviluppata. Neanche la Rivoluzione Agraria
ha potuto arrecare benefici a causa proprio della morfologia del territorio.
Nonostante tutto, alla fine degli anni '60, venne intrapreso un piano di
sviluppo quinquennale all'interno del quale venne realizzato il polo tesile
di Draa ben Khedda
e l'elettrodotto di Oued Aissi ed anche
il turismo, all'inizio degli anni settanta conobbe un certo impulso. Purtroppo
le carenze delle reti stradale e ferroviaria hanno sempre stroncato qualsiasi
iniziativa e la creazione delle infrastrutture necessarie alla rivitalizzazione
dell'economia cabila.
Questa situazione
si trascina da lungo tempo e, fin dalla seconda metà del secolo
scorso, il sottosviluppo, l'incremento demografico e le carestie costrinsero
parte della popolazione ad emigrare. La meta naturale del flusso migratorio
era ovviamente la Francia e proprio qui, nel corso degli anni, si creò
una numerosa comunità (l'87% degli 80.000 algerini registrati in
Francia tra il 1914 ed il 1919 erano cabili) che avrà una parte
importante nelle vicende che vedranno successivamente protagonista il popolo
masiro.
Nel 1871, a causa
delle carestie del 1867 e del 1868 e della crescente povertà della
popolazione, scoppiò la rivolta guidata da Al-Mokrani.
Il crescente malcontento della popolazione masira era dovuto anche alla
presenza, in Cabilia,dei coloni francesi che riuscivano ad arricchirsi
ed al fatto che anche l'aristocrazia locale aveva perso molto del suo potere
soppiantata dal governo francese. La goccia che fece traboccare il vaso
fu la decisione di impiegare alcuni contingenti di gendarmeria locale,
detti Spahis,
oltre che in Algeria anche nella guerra di Prussia. In gennaio il primo
episodio della rivolta quando un gruppo di Spahis si rifiutò di
combattere contro le truppe prussiane al confine con la Tunisia ed attaccò
invece la città di Souk Ahras. Anche l'approvazione di un decreto
che assicurava agli ebrei algerini la cittadinanza francese, contribuì
ad innalzare la tensione. La rivolta si concluse però dopo un anno
di combattimenti con la sconfitta degli insorti che furono costretti a
pagare tributi di guerra ed a vedersi espropriate le proprie terre assegnate
successivamente a nuovi coloni francesi; molti rivoltosi furono inoltre
arrestati e deportati.
L'affrancamento dalla Francia e la lotta per l'identità culturale.
Già sul finire del secolo scorso
la rinascita culturale e politica dei masiri in Algeria cominciò
a crescere in forme organizzate. Alla metà degli anni quaranta alcuni
giovani cabili fondarono un gruppo di lavoro a sostegno della lingua masira.
Nel '48 esplose all'interno del movimento di liberazione, composto da arabi
e masiri, lo scontro tra le due fazioni: ciò fu causato dalla proposta
di un gruppo legato a Rachid Ali Yahia
di equiparare le lingue masira ed araba. La proposta fu approvata da 28
dei 32 membri del comitato federale francese ma la parte araba accusò
immediatamente il gruppo masiro di separatismo e di aver ordito un complotto
reazionario-imperialista. A ciò seguì subito la repressione
fisica di tutti coloro che venivano sospettati di far parte del complotto.
Purtroppo alcuni esecutori del massacro furono masiri appartenenti al movimento
di liberazione come
Abane Randame,
Krim
Belkacem od il colonnelloAmirouche
reo di aver ucciso centinaia di compatrioti per presunto berberismo*.
Successivamente iniziò una spietata campagna contro la cultura e
la lingua locale che arrivò a vietare opere teatrali, libri e trasmissioni
radiofoniche prodotte in masiro.
Dopo la conquista dell'indipendenza in
Algeria si instaurò il governo di Ben
Bella definito dal suo stesso compagno di battaglie Mohammed
Boudiaf "uno stato di polizia retto da una dittatura
personale". Da quel momento in poi il potere del FLN-Fronte
di Liberazione Nazionale fu assoluto ed incontrastato. Anche
Hocine
Ait-Ahmed uno dei maggiori politici
cabili definì Ben Bella un politico "testardo ed accecato dalla
sete di potere". Nel 1963 Ahmed fondò il Front
des Forces Socialistes (FFS) messo
però fuori legge lo stesso anno dal regime come già in precedenza
era accaduto con il Parti de la révolution
Socialiste (PRS) ed il Parti
Communiste Algerien. Ciò fiaccò
notevolmente le tensioni riformatrici limitandole alla Cabilia e rendendole
inoffensive. Durante gli anni'70, poi, vi furono ripetuti scontri tra le
forze dell'ordine algerine e gruppi di giovani cabili in particolar modo
nel '74 duranteb la "festa dei ciliegi" a Larba n ath Iraten e nel
'77 ad Algeri durante un incintro calcistico quando scoppiò la contestazione
contro il presidente algerino.
Il regime algerino
non fece concessioni di sorta ed anzi, nella primavera del 1980, arrivò
addirittura a proibire una conferenza sulla poesia cabiliana organizzata
dallo scrittore Mouluod Mammari.
Ciò provocò una decisa reazione del comitato organizzatore
che l'11marzo diede il via alle manifestazioni di protesta culminate nell'occupazione
dell'università; a questo punto intervenne l'esercito che, irrompendo
nell'ateneo, fece diversi arresti. La protesta divampò inarrestabile
vedendo la partecipazione dell'intera società civile cabila contro
l'azione repressiva del regime algerino che, il 20 aprile, aveva inoltre
dato l'ordine ad esercito e polizia di irrompere in forze nelle università,
nelle fabbriche e nell'ospedale di Tizi-Ouzou occupati dai dimostranti.
Il governo arrivò ad accusare pesanti ingerenze di Francia, Marocco
e Stati Uniti a fianco dei rivoltosi.
Da quel momento
il 20 aprile viene festeggiato come Tafsut
Imazighen, la Primavera
dei Masiri, in ricorrenza della quale
viene organizzata ogni anno una grande manifestazione politica a ricordo
della rivolta dell'80.
Il Movimento culturale Berbero e la nascita dei partiti politici.
Sempre nel 1980 tra
il 1 ed il 31 agosto si tenne un importante convegno che promosse l'adozione
di un "documento culturale" in cui si chiedeva il riconoscimento
ufficiale del masiro ma anche il rispetto della libertà d'opinione.
Questo congresso sancì la linea d'azione del Movimento
Culturale Berbero (MCB) quale forza
sociale, democratica e politica che si rivolge a tutti quegli algerini
rispettosi della specificità culturale ed etnica del popolo masiro.
Nel giugno del 1985
venne fondata la Lega per i Diritti
Umani il cui consiglio amministrativo
venne arrestato senza reali motivazioni. Successivamente nel mese di dicembre
23 dei 40 fondatori vennero condannati per minaccia alla sicurezza dello
stato a pene detentive da sei mesi a tre anni.
Il 5 luglio del1989,
anche in Algeria fu accettato il pluripartitismo mentre nell'ottobre dello
stesso anno venne legalmente riconosciuto il Front
Islamique du Salut (FIS) il gruppo
islamico che negli anni successivi alla sua messa al bando si accanirà
in modo particolare contro le popolazioni berbere.
Questo ebbe immediate
ripercussioni sull'MCB incoraggiando i fautori della trasformazione del
movimento in partito politico nell'intento di conferirgli più forza
ed efficacia nella sua azione. Le resistenze interne erano imperneate su
una possibile snaturazione del movimento che avrebbe smesso di rappresentare
tutte le varie componenti di un gruppo così eterogeneo. Comunque
nel febbraio del 1989 a Tizi-Ouzou venne fondato il Rassemblement
pour la culture et la Democratie (RCD) e
suo presidente fu nominato Said Sadi
senza
comunque provocare lo scioglimento dell'MCB. Il nuovo partito proponeva
la rivalutazione della lingua masira ma anche del dialetto arabo algerino
ed il loro insegnamento scolastico; inoltre si dichiarava favorevole ad
uno stato laico, ad un nuovo atteggiamento nei confronti dei paesi esteri
ed all'abolizione del codice familiare varato nel 1984 basato sulla legge
islamica e decisamente discriminatorio nei confronti delle donne.
Contemporaneamente,
però, anche l'MCB iniziò una stagione di riforme interne.
Fino a quel momento, infatti, non era dotato di organi rappresentativi
ne amministrativi e ciò, nonostante consentisse la libera partecipazione
di tutte le componenti del gruppo, impediva un efficacie azione e quindi
comprometteva spesso i risultati rendendo tra l'altro facile il controllo
sulle attività da parte delle autorità del paese. Un'ala
del movimento diede perciò vita all'MCB-Coordination
National mentre un'altra fazione creò
il MCB-Commissions Nationales.
Successivamente
Ferhat Mhenni,
guida dell'MCB-C.N., fu esautorato dalla guida del movimento e fondò
l'MCB-Rassemblemente National.
Accanto all'RCD rimase comunque l'FFS-Fronte
delle Forze Socialiste ideato proprio
per dar voce alle istanze ed alle rivendicazioni culturali masire ed affermatosi
alle consultazioni come uno dei principali partiti politici.
La guerra civile e la posizione masira.
La situazione è
ulteriormente peggiorata dopo l'annullamento nel 1992, da parte del governo,
del primo turno delle elezioni dominate dal FIS e la sua conseguente messa
al bando. Da allora si è innescata una tremenda spirale di violenza
che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime. Dapprima la violenza dei
terroristi si rivolse essenzialmente contro i rappresentanti delle forze
dell'ordine ed i dipendenti statali ma ben presto si allargò a scrittori,
giornalisti, artisti, medici, insegnante ma anche semplicemente stranieri,
ovvero contro tutti coloro che rappresentavano la democrazia e la modernizzazione
del paese ed un ostacolo al totalitarismo islamico. Gli attacchi ai villaggi
della Cabilia si fecero sempre più frequenti e violenti tanto da
costringere gli abitanti a formare milizie di autodifesa. In un clima da
guerra civile anche il governo algerino ha svolto la sua parte impegnandosi
in un'azione di repressione molto decisa. Questa situazione vede le popolazioni
masire strette tra i fuochi del fondamentalismo islamico e della
dittatura governativa: entrambi sono egualmente inconciliabili con la cultura
masira troppo distante dalle posizioni di entrambe le fazioni in lotta.
I principali partiti d'opposizione, l'FFS e l'RCD radicati in Cabilia,
perseguono infatti una terza via rifiutando sia la violenza del governo
che quella dei fondamentalisti. Nel '95 l'FFS ha firmato a Roma, congiuntamente
al FIS ed a altri cinque partiti, una dichiarazione dichiarandosi favorevole
ad una soluzione pacifica del conflitto. L'RCD rifiuta invece di trattare
con il FIS ritenendolo responsabile della guerra civile algerina. Entrambe
le formazioni si trovano però a dover rappresentare un elettorato
diffuso in tutto il territorio algerino ma anche a dover tutelare le rivendicazioni
della popolazione masira ed in particolar modo di quella cabila.
La reazione masira
è stata decisa ma sempre pacifica. Il 10 settembre del'94 cominciò
il boicottaggio delle scuole e delle università per chiedere il
riconoscimento della loro lingua che costrinse il governo, spaventato da
una possibile degenerazione della protesta, ad istituire una Commissione
Nazionale allo scopo di studiare il problema ma la popolazione non paga
organizzò scioperi e manifestazioni ai quali parteciparono oltre
100.000 persone. Il boicottaggio venne interrotto solo quando fu istituito
un Alto Commissariato Masiro
e venne riconosciuto il masiro come uno dei fondamenti dell'identità
nazionale.
Il 25 settembre
'94, un gruppo appartenente al
GIA (Gruppo
Islamico Armato) sequestrò
il cantante pop Lounes Matoub
membro del Movimento Culturale Berbero perchè considerato "un
nemico di Dio, un simbolo di rovina e di depravazione nella Cabilia".
Al gesto criminale la popolazione reagì con grandi manifestazioni
di piazza ed uno sciopero generale che paralizzò la Cabilia chiedendo
la liberazione del cantante. Addirittura l'ala più radicale del
MCB minacciò l'inizio della guerra totale. Il sequestro si concluse
fortunatamente due settimane più tardi con il rilascio di Matoub
e con una significativa vittoria del popolo sull'arroganza e la violenza
dei fondamentalisti islamici. Purtroppo nello stesso periodo ad Orano,
il GIA assassinò il cantante Cheb
Hasni anch'esso ritenuto "nemico
di Dio".
Allo stato attuale
non sembra che si sia ancora verificato un cambiamento nella situazione
della popolazione masira. Recentemente il presidente algerino ha promosso
un'amnistia generale per tutti quei guerriglieri che avessero accettato
di deporre le armi entro l'inizio dell'anno; questa iniziativa ha permesso
un certo assottigliamento delle file combattenti terroristiche ma comunque
non è riuscita a spegnere il fuoco della rivolta e, anche recentemente,
numerosi sono state la azioni violente dei gruppi non ancora domi.
* per "berberismo"
venne definita una dottrina reazionaria degli imperialisti atta ad ostacolare
il processo indipendentista algerino favorendo gli interessi dei colonialisti
francesi.

Il trasferimento della tribù transumante degli Aït Atta: da aprile a ottobre la tribù vive in montagna mentre il resto dell'anno si sposta in pianura.
Lecco 24-7-2000
un'importante segnalazione va fatta a riguardo dell'iniziativa del signor Iotti Luca di Modena che, nei suoi viaggi nel Nord Africa, ha avuto modo di venire in contatto con le popolazioni berbere. Riporto qui le parole di una sua maill: "Le condizioni di vita generali ma in particolare dei bambini mi hanno lasciato senza parole. Molti di loro possiedono un solo vestito, quello che indossano in un paese le cui temperature oscillano tra i 45 gradi d'estate e meno dello zero d'inverno. Quasi nessuno porta le scarpe in una regione chiamata hammada (dove hammada significa deserto di rocce). Scuole, strade, luce elettrica, strutture sanitarie non esistono, come non esiste nemmeno un confine tra i due stati."
Al ritorno il signor Iotti ha deciso di fondare "un'associazione il cui scopo è quello di migliorare le condizioni di vita di quella gente". Tra settembre ed ottobre il materiale raccolto verrà distribuito alle popolazioni dell'hammada del Draa. Per chiunque volesse avere maggiori informazioni sull'iniziativa può consultare il sito dell'associazione all'indirizzo:
http://digilander.iol.it/bambinineldeserto
Per chiunque
volesse contribuire con notizie, informazioni, commenti può scrivere
all'indirizzo di posta elettronica:
piccamiglio@tiscalinet.it