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Asia



ARTSAK (Nagorno Karabach): con la fine dell’Unione Sovietica e la nascita delle repubbliche caucasiche indipendenti, tra cui la Repubblica d'Armenia, anche l’enclave armena in territorio azero ha reclamato la propria indipendenza ed è stata costretta ad ottenerla con la forza impegnandosi in una guerra cruenta e sanguinosa con la repubblica islamica dell’Azerbaigian.

BANGLADESH: nel paese è attivo il North Eastern Liberetion Tigers, NELT gruppo addestrato dalle Tigri Tamil di Ceylon.

BIRMANIA (Myanmar): in questo paese del sud-est asiatico il rispetto per le minoranze etniche, che rappresentano un terzo dei 45 milioni di abitanti, e per i diritti umani è tra i più bassi del mondo. L’etnia Karen, in particolare, costituisce il 7% della popolazione del Myanmar e, già da prima della conquista dell’indipendenza della Birmania (1948), rivendica una propria patria, non ritenendo sufficiente l’ipotesi di una repubblica federale. Da quel momento il popolo Karen, rappresentato dall’Unione Nazionale Karen (KNU), ha avviato una sanguinosa guerriglia con il governo locale. Per la dittatura birmana, che vorrebbero il buddismo (religione di stato) come elemento di unificazione nazionale per questo paese etnicamente molto eterogeneo (le altre etnie minoritarie sono gli Shan, i Kachin, i Mon ed i Rohyngya), anche il fatto che circa un terzo della popolazione birmana sia cristiana  è motivo di allarme. Nel 1995 il regime ha favorito la nascita di un gruppo dissidente buddista all’interno dei Karen, il quale si è subito schierato al fianco delle forze birmane contribuendo alla caduta del quartier generale dei Karen a Manerplaw (1995). La perenne indifferenza della comunità internazionale ed in particolar modo della Thailandia ha prodotto più di 100.000 profughi e la continua violazione dei diritti umani da parte del regime birmano. E' recente il blitz di un commando dell'Esercito di Dio, una delle fazioni della guerriglia Karen, conclusosi con la tragica morte di dieci componenti il gruppo; lo scopo dell'azione era di costringere il governo thailandese ad aiutare i profughi sfollati dalla Birmania e di permettere il passaggio della frontiera ai guerriglieri dell'esercito. Questo gruppo è guidato da due gemelli dodicenni ritenuti immortali dai propri uomini ed arruola tra le sue file numerosi bambini.

CECENIA: dopo essere stati sottomessi alla Georgia, ai principati cabardini ed ai Camucchi, i ceceni divennero indipendenti nel XVIII secolo e furono rapidamente convertiti all'Islam. In seguito, passarono definitivamente sotto il governo dell'Impero Russo. A cavallo tra l'800 ed il '900 la regione fu soggetta a pesanti flussi migratori russi ed ucraini e nel 1936 la Repubblica di Cecenia fu artificialmente unita all'Inguscezia. Al tempo stesso ceceni ed ingusci vennero deportati in Siberia accusati di collaborazionismo con l'invasore tedesco. La repubblica fu poi ripristinata nel 1957. Le spinte separatiste si sono acuite sempre più fino al 1991-92 ed all'unilaterale dichiarazione di indipendenza, che ha dato il via ai sanguinosi scontri tra la piccola repubblica caucasica ed il gigante russo. Dopo aver registrato più di 80.000 vittime e lo sfollamento di 250.000 profughi si è giunti agli accordi del 1996 per un nuovo cessate il fuoco che prevedeva la ridefinizione dello status ceceno nel 2002. Purtroppo la recente crisi dell'agosto 1999 ha riacceso il conflitto, che comunque non sembra trovare una conclusione ne politica ne militare, devastando come mai prima l'intera regione ed in particolare la capitale Grozny.

FILIPPINE

Attualmente le principali formazioni secessioniste presenti nelle Filippine sono due. Il primo, e più importante, è il Fronte Moro Islamico di liberazione (MILF) fondato nel 1978, forte di 15.000 uomini, è da tempo attivo nella regione per l'indipendenza delle zone (Mindanao) a maggioranza musulmana; in seguito al fallimento delle trattative con il governo di Manila ha recentemente dichiarato il (2 maggio 2000) la ripresa della guerra contro il governo centrale filippino.Il secondo è il gruppo Abu Sayyaf che lotta per l'indipendenza dell'isola di Mindanao dalle Filippine e per  la riunificazione con la Malesia. Il gruppo è stato fondato da Abdujarat Abubakar Janjalani. Recentemente (maggio 2000) un commando di indipendentisti ha sequestrato 21 persone di varie nazionalità allo scopo di estorcere un cospicuo riscatto ed ottenere la liberazione di tre militanti islamici tra cui il packistano Ramzi Yousef condannato all'ergastolo per l'attentato al World Trade Center di New York. In precedenza lo stesso gruppo aveva effettuato il sequestro di 27 ostaggi cattolici tra cui 22 alunni tutt'ora (3/5/2000) in mano ai guerriglieri.

Tra i due gruppi esiste però una drammatica rivalità tanto da far definire dal MILF gli uomini dell'Abu Sayyaf come "diavoli anti-islamici". Dell'accesa rivalità tra le due fazioni non sembra però aver tratto giovamento il governo centrale filippino che non sono riuscite a condurre in porto le trattative in atto con il Fronte Moro cosa che ha causato la ripresa dei combattimenti. All'inizio di luglio il MILF ha messo a segno due attentati facendo esplodere due ordigni, il primo a Compostela Valley ha causato tre vittime, il secondo a Giakarta ha devastato la residenza dell'ambasciatore filippini in Indonesia provocando due vittime ed una ventina di feriti.

Sull'isola di Mindoro è invece presente il gruppo guerrigliero di ispirazione marxista denominato Esercito del Nuovo Popolo (Npa). Il 5-7-2000 un suo commando ha assalito un camion sul quale viaggiavano dei poliziotti uccidendo tredici persone tra cui un giornalista. Lo scopo di questa formazione è di instaurare un nuovo stato comunista.

GIAPPONE

INDIA


L'insieme delle tribù indigene raggruppa circa 250 tribù anche se le autorità indiane ne riconoscono soltanto 212 definite ufficialmente "tribù catalogate" e sono  stanziate principalmente negli Stati Centrali ed Orientali dell'India. Il totale numerico dell'insieme è stimabile attorno ai 60 milioni ma alcune tribù contano solo poche migliaia di unità mentre altre raggiungono qualche milione. La società Indù ha comunque sempre discriminato queste popolazioni ma, malgrado ciò, il governo indiano ha mostrato buone intenzioni già ai tempi del Primo ministro Nehru ed ha avviato un programma per "lo sviluppo dei popoli tribali". Negli anni Quaranta e Cinquanta prese vita lo Jharkhand, il movimento politico per la costruzione dello "Stato delle Foreste" che però iniziò un lento declino nel 1963. ,Nel 1993 all'Indian Council of Indigenous and Tribal Peoples, viene riproposto l'obiettivo della formazione di uno stato autonomo. Inoltre negli ultimi tre anni viene riposta molta attenzione all'ottenimento del riconoscimento ufficiale delle lingue tribali.

INDONESIA

L'arcipelago indonesiano in una mappa tratta dal "Corriere della Sera" del 18/01/2000

Gli esiti della seconda guerra mondiale ebbero importanti riflessi anche in quest’area dove si concretizzarono per la prima volta possibilità di decolonizzazione. L’immenso arcipelago delle Indie Olandesi si avviò verso l’affrancamento dall’Olanda solo per cadere però ben presto in mani più crudeli e rapaci: quelle della dirigenza nazionalista di Giava che sognava di vedere riunite sotto la propria autorità tutti gli ex possedimenti della corona olandese. Ciò avrebbe richiesto l’imposizione di un solo stato ed una sola lingua ad una miriade di isole sparse in un’enorme superficie ed abitate da molti e differenti gruppi etnici. Vennero così intavolate trattative con le autorità olandesi (il cosiddetto Patto di Linggadjati) da cui uscì l’artificiosa idea di Indonesia che in origine avrebbe però dovuto essere un soggetto di tipo federale comprendente l’Indonesia propriamente detta (Giava, Sumatra, Madura), il Borneo ed il Grande Est (Celebes, Molucche del  Nord, musulmane, e del sud, cristiane). Subito i giavanesi tentarono di annettersi il Grande Est con un’aggressione militare sventata però dall’intervento olandese (che si avvalsero dell’aiuto della Brigata Sudmolucchese). Dopo questo primo tentativo le autorità giavanesi lavorarono alacremente per modificare la Costituzione a proprio vantaggio fino a promulgare arbitrariamente, il 7 marzo 1950, misure di emergenza che restringevano i diritti di tenere plebisciti, mentre in aprile vi fu l’attacco alla neonata Repubblica delle Molucche. Successivamente, il 15 agosto del ’50 Sukarno proclamò la Republik Indonesia ufficializzando così la conquista degli altri territori che costituivano l’originaria federazione. Tutto questo venne fatto sotto la scandalosa copertura della comunità internazionale da sempre abituata a sostenere gli alleati economici (l’Indonesia è un grande esportatore di petrolio oltre che stato amico di Washington) calpestando senza ritegno i diritti delle popolazioni angariate da regimi razzisti ed assassini.
 

Per maggiori informazioni sulla situazione di Timor e sul genocidio perpetrato ai danni della popolazione indigena rimando al link:
Il genocidio di Timor Est

KASHMIR: la provincia situata a nord-ovest dell’India è contesa anche dal Pakistan (peraltro anch’esso ex provincia indiana); in questo caso la contrapposizione oltre che etnica è religiosa tra induisti e musulmani. La guerriglia separatista musulmana è attiva da molti anni e ha contribuito a far salire a livelli critici la tensione tra i due paesi tanto che, nell’estate del 1999 ed a seguito degli esperimenti nucleari eseguiti da Islamabad (entrambi i paesi sono in possesso della bomba atomica), si è temuto l’avvio di una guerra dagli esiti imprevedibili. Recentemente sono ripresi gli scontri tra l'esercito regolare indiano e la guerriglia islamica sulla linea di confine.

KURDISTAN: questo popolo, da sempre frazionato tra imperi (Persiano ed Ottomano) e nazioni (Iraq, Siria, Turchia, Iran), ha goduto in passato anche di una ampia autonomia per ciò che riguardava la propria vita sociale, economica e culturale. Il continuo processo accentratore dell’Impero Ottomano, però, limita sempre più le libertà delle varie tribù curde fino a quando queste, nella prima metà del XIX secolo, si ribellano venendo però sconfitte. I turchi decidono così deportazioni di massa e la sostituzione dei capi curdi con funzionari turchi fedeli al potere centrale allo scopo di decapitare le rivolte. L’attività irredentista però non si ferma allargandosi invece ad attività culturali come la fondazione nel 1897 al Cairo del primo giornale in lingua curda intitolato Kurdistan. La fine dell’impero ottomano sembrava poter donare al popolo curdo l’agognata autonomia quando, con il Trattato di Sèvres, venne sancito il diritto alla propria autodeterminazione, ma, appena tre anni dopo a Losanna, venne deciso lo smembramento dei territori abitati dai Curdi dell’ex Impero Ottomano, tra Iran, Iraq e Siria mentre sarebbe rimasta sotto la giurisdizione di Teheran al parte di territorio già in precedenza controllato dai persiani. Seguono così nuove rivolte nel 1925 e nel biennio 1937-38 alle quali segue puntualmente la repressione turca. Successivamente seguirà una nuova massiccia deportazione (anni trenta) ed il tentativo di cancellare totalmente l’identità curda vietando qualsiasi espressione culturale ed arrivando anche a negare l’esistenza di una realtà etnica curda i cui membri vennero da allora chiamati significativamente Turchi di montagna. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta dello Scià, su iniziativa di Qazi Mahamad venne instaurata, nel gennaio del 1946, la Repubblica Indipendente dei Curdi che verrà però, pochi mesi dopo, soppressa dalle truppe iraniane. Il resto del secolo è tutto un susseguirsi di lotte, anche intestine,  e speranze presto deluse. L’estrema frammentazione culturale e religiosa all’interno dello stesso popolo curdo (ad esempio la lunga guerra che ha visto battersi il PDK e l’UPK) ha poi peggiorato drammaticamente la situazione impedendo progressi sulla strada dell’indipendenza.
Attualmente il popolo curdo diviso tra Turchia (11 milioni), Iraq (5,5 milioni), Persia (4 milioni) e Siria (1 milione), Armenia, Georgia, Azerbaigian (500.000 individui complessivamente) mentre sono circa 700.000 gli immigrati all’estero, metà dei quali residenti in Germania.

Per maggiori informazioni sulla questione Curda e sulla Turchia rimando al link:  La Turchia in Europa: un pericolo sottovalutato

LAOS: negli ultimi mesi si sono verificati alcuni attentati dinamitardi, l'ultimo dei quali il 31 luglio a Vientiane la capitale del paese, che possono essere collegati ai recenti scontri avvenuti tra gruppi etnici ribelli ed esercito del Laos.

MONGOLIA INTERNA: la Cina comunista, similmente a quanto fatto in Tibet, si è annessa questa parte di territorio abitato da genti di stirpe mongola rivendicando falsamente una sua supposta millenaria sovranità su questo territorio. Anche qui è viva l’azione popolare e politica per restaurare la giusta sovranità.

PALESTINA: l’O.L.P.(Organizzazione per la Liberazione della Palestina), guidata da Yasser Arafat, è il principale movimento che mira ad ottenere l’indipendenza della Palestina dallo stato di Israele, dopo che, a causa della nascita dello Stato di Israele, le popolazioni arabe autoctone si sono viste private delle loro terre. Recentemente la creazione di una entità territoriale autonoma e l'istituzione di un corpo di polizia indipendente sembrano preludere a concrete possibilità di raggiungere ben presto l'agognata indipendenza anche se le nuove trattative svoltesi a Camp David alla fine del luglio 2000 non hanno portato nessun accordo per un trattato di pace tra le due parto contendenti.

SRI LANKA (Ceylon -Isola di Colombo): da tempo è in corso la guerra tra i ribelli, le Tigri Tamil (induisti arroccati nella parte settentrionale del paese, 17% della popolazione) presenti nelle aree settentrionali ed orientali e l’esercito regolare (espressione della popolazione di etnia cingalese  buddista). Su un totale di 12.700.000 milioni di abitanti, i Tamil costituiscono una comunità di 2.600.000 divisa tra Tamil originari di Ceylon (1.400.000) e Tamil importati dall'India nel XIX secolo dagli inglesi come manodopera per le piantagioni di thè (1.200.000 milioni). I Tamil autoctoni si considerano come un'antica nazione dravidica che, da venticinque secoli, divide l'isola con i singalesi di origine ariana. Gli scontri ebbero inizio nel '76 con la nascita del movimento secessionista Tamil e della guerriglia armata (LTTE). Dopo i pogrom del 1983 prende il via la guerra civile che ha fatto fino adesso circa 60.000 vittime. Il leader dell'LTTE è Vellupillai Prabhakaran (ma sul sito ufficiale del Tamil Eelam è V. Pirapaharan, in foto) ed il suo movimento colpisce anche i Tamil moderati favorevoli al dialogo. Recentemente, in concomitanza con la campagna elettorale, si è registrato un incremento della violenza e numerose sono state le azioni violente e gli attentati della Tigri. L'LTTE gode di vaste simpatie nel Tamil Nadu lo stato meridionale indiano la cui popolazione è consanguinea dei ribelli Tamil. I massimi dirigenti del gruppo secessionista sono stati condannati dalla magistratura indiana per aver organizzato, nel 1991, l'assassinio dell'ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi. Nel mese di luglio del 2000 le Tigri sono state nuovamente accusate di costringere all'arruolamento forzato giovani sotto i sedici anni che verrebbero mandati a combattere per la riconquista della penisola di Giaffa.

TIBET: queste terre hanno vissuto nel corso dei secoli fasi alterne di indipendenza e sudditanza, dapprima nei confronti dell'impero mongolo, poi, successivamente, verso i sovrani cinesi. Risalgono proprio a questo passato le pretese cinesi sul Tibet. Al tramonto della dinastia mongola il paese rimane per più di tre secoli indipendente e ciò consente il consolidarsi del potere temporale della Chiesa Buddhista Riformata. Il quinto Dalai Lama, Lobsang Gyatso, riesce ad unificare nuovamente il paese. Nel 1720, approfittando della lotta per la successione al Dalai Lama, l'esercito cinese occupa la capitale Lasa. Così, fino al 1912, il paese ritornò nuovamente sotto il giogo cinese. La caduta dell'Impero permise nuovamente la riconquista della libertà che durò però solo fino al 1950 quando le truppe comuniste invadono il paese che diviene a tutti gli effetti una colonia interna della Repubblica Cinese. Nel '59, a seguito di una rivolta sanguinosamente repressa, il Dalai Lama è costretto a lasciare il paese ed a fuggire in India, a Dharamsala, dove tutt'ora risiede. Nel corso dei decenni, la autorità comuniste hanno perpetrato un sistematico annientamento della cultura tibetana (distruzione di monasteri e biblioteche) al fine di cinesizzare un popolo che nulla con la Cina aveva da spartire, giustificando il proprio operato con la pretesa di operare per la liberazione del popolo tibetano dalla nobiltà feudale e dall’autorità del clero. Inoltre la politica di immigrazione coatta tesa a colonizzare con elementi cinesi il paese ha snaturalizzato l'etnicità del paese rendendo il popolo tibetano una minoranza in patria. Inoltre dopo la fuga delle principali autorità religiose tibetane il regime ha anche proceduto alla farsesca elezione di esponenti religiosi ad esso fedeli. Tutto questo è avvenuto grazie anche al disinteresse pressoché assoluto della comunità internazionale che mai si è seriamente impegnata per la giusta causa della libertà tibetana.

VIETNAM (Montagnard, Popoli Dega): Montagnard è la parola francese che indica genericamente gli abitanti delle montagne ma è anche diventato l’appellativo delle popolazioni montane vietnamite che di fatto ebbero il loro primo incontro con culture esterne per mezzo dei colonizzatori francesi nel XIX secolo. Si tratta di un milione di persone divise in 38 tribù aventi tratti culturali comuni le quali si autodefiniscono Popoli Dega. Abitano gli altipiani centrali del Vietnam da oltre duemila anni come un tipico popolo delle foreste. Purtroppo il loro habitat è stato praticamente distrutto prima dalla guerra del Vietnam (l’85% dei villaggi sono stati rasi al suolo) ed i n seguito dalla decisione dei governi vietnamiti ti sostituire le foreste con piantagioni di caffè, di cui il Vietnam è diventato il secondo produttore mondiale.  I Montagnard subiscono la repressione fin dall’epoca della colonizzazione francese, ma negli ultimi due anni (2000-01) questa si è notevolmente intensificata. Anche l’alleanza con gli stati Uniti durante la Guerra del Vietnam ha contribuito ad inasprire la repressione da parte del regime comunista. Inoltre la politica di Livellamento Culturale con cui il regime comunista ha deciso di sradicare tutte le culture minoritarie del Vietnam ha colpito duramente queste popolazioni. Scandaloso è il fatto che il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) finanzi un rigido programma di controllo delle nascite  che prevede la sterilizzazione forzata e l’uso della Quinacrina. Secondo quanto denuncia l’associazione “Save de Mountagnard” solo nel 2001 l’Unfpa ha versato al Vietnam 17,9 milioni di dollari per programmi destinati ai Mountagnard.

 

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piccamiglio@tiscalinet.it

 

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