Il Genocidio degli Armeni
Bolzano 5/2/2000
Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del XIX secolo é quella del genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso. Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente contesa e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano, Ottomano, Russo e continuamente devastata ed angariata da frotte di invasori quali i Turchi Selgucidi od i Mongoli.
Tratto da "Il Sole Delle Alpi" anno 1998.
Gli armeni dall'antichità al XVIII secolo
Le radici di questo popolo affondano già
nel primo millennio a.C. quando, nel VII secolo gli armeni giunsero dalla
Frisia, anche se la loro presenza nella regione anatolica è testimoniata
da documenti storici già verso il 3000 a.C. Qui si fusero con la
popolazione hurrita discendente degli antichi regni. Questa zona, però,
era di fondamentale importanza per il controllo delle vie di comunicazione
tra Oriente ed Occidente ed il suo possesso fu a lungo conteso dalle maggiori
potenze militari dell'epoca. Gli armeni videro perciò passare sulle
loro terre persiani, greci, romani ed arabi ma, anche grazie alla rivalità
esistenti tra le varie potenze, riuscirono a sopravvivere ad ognuna di
esse ed a raggiungere in alcuni momenti della sua storia, la piena indipendenza.
Tra il IV ed il VI secolo il popolo armeno
definisce le caratteristiche che lo identificheranno in futuro abbracciando
come religione di stato il cristianesimo (primi al mondo nell'anno 301)
nella loro particolare visione monofisita e fissando come propria lingua
l'armeno. Queste particolarità contribuiranno al mantenimento della
propria autonomia culturale e politica, sopratutto nei riguardi dell'occidente
e della Chiesa Romana, ma, al tempo stesso isoleranno l'intera nazione
dai paesi confinanti arabi di fede musulmana.
Nell'undicesimo secolo l'invasione dei
Turchi Selgucidi mette in ginocchio il paese e costringe parte della popolazione
alla fuga in Cilicia; seguiranno però tre secoli di relativa pace,
rotta, all'inizio del XVI secolo, dall'invasione ottomana che occupa la
parte occidentale dell'Armenia mentre quella orientale resta sotto il dominio
persiano. L'Impero Ottomano non attua una politica marcatamente repressiva
nei confronti delle minoranze interne ma impone comunque, su tutto il suo
territorio, la Sharia, la legge coranica, quale unica fonte di diritto,
ed il popolo armeno, in quanto cristiano, dovette subire pesanti discriminazioni.
L'inizio del genocidio.
Fino al XVIII secolo la condizione armena non segna sostanziali modifiche ma l'avvio del declino della potenza ottomana e la nascita del sentimento nazionale armeno, contemporaneamente alla conquista dell'indipendenza del popolo greco, aprono possibilità fino ad allora sconosciute. La contemporanea sollevazione dei popoli caucasici a reclamare la propria indipendenza e l'annessione da parte dell'Impero Russo dell'Armenia Orientale, concorrono a spezzare gli equilibri esistenti. Inoltre anche le maggiori potenze europee, ansiose di accrescere i propri interessi nell'area, premono sull'Impero pretendendo delle riforme interne che la Sublime Porta si vede costretta a prendere in considerazione. In questo clima effervescente l'azione armena si esplica su due fronti: il primo a Costantinopoli, dove il Patriarcato Armeno solleva la questione del riconoscimento della specificità armena, il secondo in Armenia dove nascono i primi partiti rivoluzionari armeni clandestini. Il Sultano Abdul Hamid II, preoccupato dall'attivismo armeno ed anche dallo sviluppo economico che questo popolo sta vivendo, decide di mettere alla prova le titubanti potenze straniere punendo la popolazione armena con l'esecuzione di alcuni pogrom durante i quali vengono uccisi 200.000 (300.000 secondo altre fonti) armeni nel periodo compreso tra il 1895 ed il 1997. Tutto questo avviene sotto gli occhi delle potenze europee che, come spesso faranno anche in futuro, non riescono a prendere alcuna iniziativa in difesa delle popolazioni angariate. La reazione armena consiste nell'intraprendere la guerriglia e nella creazione della Federazione Rivoluzionaria Armena, detta anche Dachnak, con basi nella vicina Armenia Russa e fortemente sostenuta dalle popolazioni locali.
I Giovani Turchi
Una nuova speranza, presto disillusa, nasce quando anche il potere imperiale giunge al collasso e prende sempre più forza il movimento rivoluzionario dei GiovaniTurchi, caratterizzati da un forte nazionalismo turco. Essi sembrano intenzionati ad abbattere il sistema imperiale per poi creare una federazione di tutti i popoli precedentemente inclusi nell'Impero. Ovviamente le concezioni di nazionalismo turco e di una federazione ottomana sono decisamente antitetiche e questo porterà a considerare l'elemento armeno come un pericolo interno da combattere ed annientare. Già nel 1909 avvengono i primi massacri: in Cilicia 30.000 armeni vengono uccisi dalle forze del loro partito Ittihad ve Terakki (Unione e Progresso). Tutto ciò fu conseguenza dell'ideologia che aveva ormai impregnato l'intero partito, formata da un' intreccio di panturchismo, caratterizzato da tratti nazionalisti-irredentisti, e Turanismo*. L'unione tra indipendenza nazionale e purezza razziale furono la premessa per la conquista dell'allora provincia russa dell'Azerbaigian. Tra essa e la Turchia vi erano però proprio in mezzo le terre armene. Questa nuova campagna di conquista fornisce ai Giovani Turchi la giustificazione per l'eliminazione del "pericolo armeno".
* il Turanismo è l'ideologia che si basa sulla convinzione che, quando tutti i popoli di lingua turca saranno uniti in una stessa entità nazionale estesa dall'Asia Centrale al Mediterraneo, ritornerà l'età dell'oro in cui Turan, l'antenato dei Turchi, lottava contro Ario, l'antenato degli ariani, estendeva il suo dominio su tutta l'Asia.
Alcuni dei
5000 armeni presi a bordo di una nave della marina francese che sono stati
ricoverati in un campo a nord di Latakieh in Siria.
Tratto da
"Il Sole delle Alpi"
Nel 1914 la situazione armena peggiora
irrimediabilmente. In quell'anno infatti il governo turco decide di entrare
in guerra a fianco degli imperi centrali e subito si lancia alla conquista
dei territori azeri "irredenti".
La Terza Armata turca, impreparata,
male equipaggiata, mandata allo sbaraglio in condizioni climatiche ostili,
viene presto sbaragliata a Sarikamish nel gennaio 1915 dalle forze sovietiche.
L'esercito turco indica i responsabili della disfatta negli armeni che,
allo scoppio della guerra avevano comunque assicurato il proprio sostegno
all'impresa turca. Il clima si fa sempre più teso e, tra il dicembre
del '14 ed il febbraio del '15, il Comitato
Centrale del partito Unione e Progresso, diretto dai medici
Nazim
e
Behaeddine
Chakir, decide la soppressione totale degli armeni. Vengono
creati speciali battaglioni irregolari, detti tchété,
in cui militano molti detenuti comuni appositamente liberati; essi hanno
addirittura autorità sui governi ed i prefetti locali e quindi godono
di un potere pressoché assoluto.
L'eliminazione sistematica prende l'avvio
nel 1915, quando i battaglioni regolari armeni vengono disarmati, riuniti
in gruppi di lavoro ed eliminati di nascosto. Il piano turco, pensato e
diretto dal Ministro dell'Interno Talaat,
prosegue poi con la soppressione della comunità di Costantinopoli
ed in particolare della ricca ed operosa borghesia armena: tra il 24, che
resta a segnare la data commemorativa del genocidio, ed il 25 aprile, 2345
notabili armeni vengono arrestati mentre tra il maggio ed il luglio del
1915 gli armeni delle province orientali di Erzerum, Bitlis, Van, Diyarbakir,
Trebisonda, Sivas e Kharput vengono sterminati. Solo i residenti della
provincia di Van riescono a riparare in Russia grazie ad una provvidenziale
avanzata dell'esercito sovietico. Nelle città viene diffuso un bando
che intima alla popolazione armena di prepararsi per essere deportata;
si formano così grandi colonne nelle quali gli uomini validi vengono
raggruppati, portati al di fuori delle città e qui sterminati. Il
resto della popolazione viene indirizzato verso Aleppo ma la città
verrà raggiunta solo da pochi superstiti: i nomadi curdi, l'ostilità
della popolazione turca, i tchété e le inumane condizioni
a cui sono sottoposti fanno si che i deportati periscano in gran numero
lungo il cammino. Dopo la conclusione delle operazioni neppure un armeno
era rimasto in vita in queste province.
La seconda parte del piano prevedeva il
genocidio della popolazione armena restante, sparsa su tutto il resto del
territorio. Tra l'agosto del 1915 ed il luglio del 1916 gli armeni catturati
vengono riuniti in carovane e, malgrado le condizioni inumane cui vengono
costretti, riescono a raggiungere quasi integre Aleppo
mentre un'altra parte di deportati viene diretta verso Deir
es-Zor, in Mesopotamia. Lungo il cammino, i prigionieri,
lasciati senza cibo, acqua e scorta, muoiono a migliaia. Per i pochi sopravvissuti
la sorte non sarà migliore: periranno di stenti nel deserto o
bruciati vivi rinchiusi in caverne.
A queste atrocità scamperanno solo
gli armeni di Costantinopoli, vicini alle ambasciate europee, quelli di
Smirne, protetti dal generale tedesco Liman Von Sanders, gli armeni del
Libano e quelli palestinesi.
Il consuntivo numerico di questo piano
criminale risulta alla fine:
Due giorno dopo il massacro del 30 ottobre 1895 a Erzerum: fossa per seppellire le vittime armene.
Una donna
armena e i suoi bambini durante la deportazione (foto di Armin Wagner).
Fotografie
tratte dal volume "Breve storia del genocidio degli armeni" di Claude Mutafian
e Metz Yeghérn.
Il processo di Costantinopoli
La disfatta ottomana nella grande Guerra
spinse i principali responsabili del genocidio ad abbandonare il paese
e molti di essi fuggirono in Germania. A loro carico venne intentato un
processo svoltosi nel 1919 a Costantinopoli sotto la direzione di Damad
Ferid Pascià. Lo scopo non era evidentemente quello di rendere
giustizia al martoriato popolo armeno ma di addossare le colpe dell'accaduto
sulle spalle dei Giovani Turchi discolpando al tempo stesso la nazione
turca in quanto tale. Il risvolto pratico del processo fu minimo in
quanto, nei confronti dei condannati, non vennero mai presentate richieste
di estradizione e successivamente i verdetti della corte vennero annullati.
L'importanza del procedimento sta comunque nel fatto che, durante il suo
svolgimento, vennero raccolte molte testimonianze che descrivono le varie
fasi del genocidio a partire proprio dalle dichiarazioni di chi ne era
stato artefice.
Altri processi vennero tenuti a riguardo
di specifiche situazioni. A seguito di quello per i massacri del convoglio
di Yozgat venne condannato il vice-governatore Kemal. Nel processo di Trebisonda
si ammise la responsabilità del governatore e si descrisse il modo
in cui venivano perpetrate gli annegamenti di donne e bambini. Nel processo
per il massacro nella città di Karput venne giudicato in contumacia
Behaeddin Chakir e si descrisse dettagliatamente il ruolo dell'Organizzazione
Speciale.
A seguito però della riluttanza
delle autorità turche ed alleate ad eseguire le sentenze da loro
stesse emesse, il partito Dashnag creò un'organizzazione di giustizieri
armeni che si incaricò di eliminare alcuni tra i principali responsabili
del genocidio. Vennero così freddati Behaeddin
Chakir,
Djemal Azmi
(il boia di Trebisonda), Djemal Pascià
(componente del triumvirato dirigente dei Giovani Turchi) e l'ex
Ministro degli Interni Talaat ucciso per le strade di Berlino
il 15 marzo del 1921 da Solomon Tehlirian. In quest'ultimo caso le colpe
a carico di Talaat emerse durante il processo furono talmente terrificanti
da far assolvere Tehlirian per l'omicidio da lui compiuto.
L'Armenia attuale
Durante e dopo l'attuazione
del piano criminale turco gran parte degli scampati e dei sopravvissuti
furono costretti all'esilio ed alla diaspora. Nel 1991 a seguito della
dissoluzione dell'URSS è nata la Repubblica
Armena sulle ceneri dell'ex Repubblica
Sovietica Armena.
Il 90% dell'Armenia
storica, comunque rimane sotto il controllo della Turchia
che, oltre a non voler ammettere alcuna responsabilità riguardo
al genocidio, rifiuta categoricamente la restituzione anche parziale dei
territori da loro occupati. Nel 1989 scoppia la guerra con il vicino Azerbaigian
per il controllo dell'Artzak
(Nagorno-Karabach) l'enclave armena in territorio azero, che sembra essersi
recentemente concluso con la conquista dell'indipendenza della provincia
armena.
Recentemente i rapporti
tra Curdi ed Armeni sono migliorati in seguito alle persecuzioni turche
che hanno colpito entrambi i popoli ma il governo di Ankara si ostina ancora
a non voler riaprire la frontiera kurdo-armena. Inoltre i rapporti tra
l'Armenia e l'Azerbajan turcofono sono tuttora tesi a causa delle rivendicazioni
azere sul territorio del neonato stato di Artzak e per le rivendicazioni
armene sul Nakitcevan
provincia affidata all'Azerbajan dal Trattato russo-turco del 1921, area
che taglia i rapporti diretti tra lo Stato di Armenia e la provincia
armena di Tabriz in territorio iraniano.
Il riconoscimento del Genocidio da parte della comunità internazionale
Attualmente il genocidio
armeno è stato riconosciuto come realtà storica di cui la
Turchia dovrà farsi carico in diverse sedi. L'ONU, anche se in sordina,
lo ha fatto il 29 agosto del 1985 mentre il Parlamento
Europeo si pronunciò in proposito
il 18 giugno 1997. Tra le nazione attivatesi in questo senso tra le prime
è stato l'Uruguay ed
alcuni stati degli USA (Massacjusetts,
California, New Jersey, New York, Wisconsin, Pennsylvania, RhodeIsland,Virginia
ed Illinois in ordine di tempo a partire
dal 1978 al 1995) mentre ne il Governo statunitense, ne il Consiglio di
Stato hanno preso iniziative simili. Anche laDuma
della Federazione Russa ha ufficialmente
riconosciuto quanto accaduto agli armeni. Per quanto riguarda l'Italia
sono state prese iniziative a livello comunale quali quelle di Milano,
nel novembre '97, e recentemente di Roma. Inoltre per il giorno 31/3/2000
è stata posta all'ordine del giorno della Camera una mozione, presentata
già nel '98 dall'onorevole G. Pagliarini (Lega Nord per l'Indipendenza
della Padania) e sottoscritta da 165 deputati di vari partiti, che mira
al riconoscimento, da parte del Governo Italiano, del genocidio armeno.
Dopo lunga attesa questa mozione è stata accantonata dall'attuale
maggioranza (governo Amato) definendo il momento storico-politico non opportuno
per approvare il documento.
A tutt'oggi il riconoscimento
del genocidio da parte della comunità internazionale sembra ancora
ben lontano dall'essere una realtà ed i timidi tentativi, quali
quello dell'Assemblea Nazionale Francese, di dare dignità storica
ai fatti avvenuti in quegli anni sono stati tutti immediatamente insabbiati
dalle inconsulte reazioni turche e dal vergognoso silenzio-assenso delle
grandi potenze, primi fra tutti gli USA, che hanno sempre dato maggiore
importanza ai propri interessi politici ed economici piuttosto che alla
giustizia ed al rispetto di quei principi morali ai cui spesso loro stessi
fanno appello e di cui si sentono custodi.
La comunità armena in Italia
In Italia la principale
comunità armena, nata dalla diaspora, è quella residente
a Milano, composta da un migliaio di elementi. La comunità, pur
essendo perfettamente integrata nella società che li ha accolti,
costituiscono una realtà molto coesa nella quale vengono mantenute
vivissime le tradizioni della lingua d'origine, la religione storica e
la lingua madre parlata anche dalle generazioni più giovani. Il
luogo di ritrovo è situato in Piazza Velasca dove ha sede il Centro
Culturale Casa Armena, in cui vi è
una biblioteca con un migliaio di volumi e pubblicazioni dall'Armenia e
dai membri della diaspora; nel centro sono tenuti anche corsi di lingua
armena. Il luogo di culto è costituito invece dalla Chiesa
Armena dedicata ai Santi Quaranta Martiri,
gestita da Padre Sarkissian
e consacrata dal Patriarca Armeno di Costantinopoli nel 1958. La comunità
di rito armeno apostolico milanese conta circa 1.300 membri
Venezia è
sede di una storica comunità, di fede cattolica, e proprio nella
città lagunare è sito il monastero della Congregazione
Melchitarista sull'isola di San Lazzaro,
mentre, fino ad un paio di anni addietro, era attivo il Collegio
degli Armeni presso il Palazzo
Zenobio ora adibito a centro culturale.
Anche a Roma e Torino, sono comunque presenti una laboriosa comunità.
Sono vive anche alcune associazioni quali l'Unione degli armeni d'Italia, l'Unione culturale armena, l'Unione sportiva armena e la Gioventù armena.
Infine la comunità ed il culto armeno sono stati riconosciuti ufficialmente con D.P.R. del 24 febbraio 1956, mentre dal punto di vista religioso, la Chiesa dipende dalla Diocesi di Vienna e Mitteleuropa che fa capo al Katholikos di Ecmiadzin.
Parte del complesso monastico di Haghbat costruito nel X secolo in un altopiano che domina la regione montuosa del Lori, nel nord dell'Armenia.
Davide l'Invincibile"
miniatura da un manoscritto armeno del 1280.
Fotografie
tratte da "Luoghi dell'Infinito" del settembre 1999 supplemento ad "Avvenire"
Collegamenti a siti inerenti la storia e la cultura armene
http://www.comunitaarmena.it è il nuovo sito della comunità armena di Roma molto ben fatto ed utile per seguire le attività proposte dalla comunità.
http://www.wavefront.com/~homelands/armenia.html il sito è completamente in inglese ed è una pagina generale dove si possono trovare molti link con varie informazioni sulla storia e cultura armena, gruppi di discussione, gli eventi politici od il sito del governo armeno.
http://www.genocide.am/ è un sito completamente in inglese che oltre a fornire i dati sulla tragedia armena invita materialmente al sostegno di una massiccia campagna per il riconoscimento del genocidio.
http://www.calpoly.edu/~pkiziria/pub-files/FACTS.html il testo, disponibile anche in italiano, fornisce un resoconto completo degli avvenimenti dell'epoca del genocidio e numerose foto originali.
http://www.agora.stm.it/politic/nagorno-karabach.htmldal sito generale di Agorà è possibile visitare quello del movimento indipendentista armeno nell’enclave azera dell'Artsak (Nagorno Karabach). Tra i link visitabili anche quello sul conflitto con la repubblica azera che pare finalmente, da poco, giunto ad una conclusione.
http://members.xoom.it/Voce_Armena/index.htm a questo indirizzo è possibile accedere alla versione in lingua italiana del periodico armeno Voce Armena.
http://space.tin.it/edicola/vshahbaz un bellissimo sito che tratta nello specifico la storia dell'attuale Repubblica autonoma dell'Artsak, meglio nota in Italia con il nome turco di Nagorno Karabagh.
http://web.infinito.it/utenti/a/armpap è l'indirizzo del sito personale del signor Armenag Papazian armeno della comunità milanese. Sito molto completo in cui si possono trovare molte informazioni su tutti gli aspetti della cultura armena ma anche sulle associazioni delle varie comunità.
Bibliografia
Collegamento a: "DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DEL GENOCIDIO"
Collegamento al documento:
"La Turchia in Europa: un pericolo sottovalutato".
Per chiunque
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piccamiglio@tiscalinet.it