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11 Ottobre 2000 Oggi in edicola

10 Ottobre 2000 10 ott. 2000

Gli schiavi


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Pagina 51

Ma gli storici non bastano
il convegno


PALERMO — Peccato, però... Anno 1998: a Palermo leggono che l’Unesco sta salvando, in giro per il mondo, i luoghi dello schiavismo per conservare la memoria della Tratta e dell’Olocausto Nero. Hanno già in testa il libro con cui Alessandro Dell’Aira ha appena estratto dal dimenticatoio, San Benedetto il Moro, il santo nero siciliano figlio di schiavi "etiopi". Due più due, stavolta, fa una candidatura all’Unesco per inserire Palermo a far da crocevia per gli studi sulla schiavitù mediterranea. Orlando qui, a Parigi Doudou Diéne (il motore dei progetti interculturali dell’Unesco, il senegalese che, negli anni — dalla Via della Seta in poi — ha lanciato i Grandi Itinerari che raccontano contagi e contatti delle civiltà), s’innamorano del progetto che ora, però, è sfociato in quest’incontro interamente monopolizzato dagli storici.
Non un architetto, infatti, a parlare di come lo schiavismo cambiò il paesaggio (e sì che le torri che punteggiano le coste di mezz’Europa nacquero dal ‘500 in poi proprio per contrastare i raid della guerra corsara); non un musicologo a spiegare come e quanto le musiche arabe entrino su a far più struggente il flamenco; non un genetista a svelare i mille segreti dei Dna; non uno storico della scienza per ricostruire per bene le aberrazioni settecentesche; non una diapositiva a far vedere la vita e la morte nelle galere del mare o i neri nell’arte... Risultato: Doudou Diéne, lì, a implorare approcci meno accademici; e decine di studenti comparsa, deportati al convegno per riempire la sala, sbadiglianti: cosa che — con un’epopea terribile ma fascinosa come lo schiavismo mediterraneo — può succedere solo grazie a una sapiente regia, sbagliata.
(Ser. F.)

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