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| Colloquio: «L'Esclavage
en Méditerranée» Centre de la Méditerranée Moderne et Contemporaine Université de Nice Sophia Antipolis (30 maggio - 1º giugno 2001) |
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DALLA SECONDA METÀ DEL XVII SECOLO IN POI, il commercio di schiavi africani gestito dai protestanti si fondò sulla visione capitalistica e sugli investimenti, senza spiccati interessi per la guida spirituale dei convertiti. Da parte loro i cattolici, dopo i decreti del concilio di Trento, diedero più spazio all'istruzione religiosa prima e dopo il battesimo. Molti missionari si pronunciarono sulla schiavitù anche come istituto giuridico, con stili diversi dall'uno all'altro ordine.1 |
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| Le navi dirette nelle Indie occidentali seguivano sia la rotta diretta, sia quella d'Oriente, che toccava l'India, la Cina e le Filippine dopo aver circumnavigato l'Africa. Trasportavano anche simulacri: statue, pitture, incisioni di varia qualità, prodotte in Europa per il mercato americano, o di proprietà dei viceré, dei loro funzionari o del clero. In quest'ultimo caso le immagini sacre erano destinate a chiese e conventi, o all'istruzione degli indios nelle reducciones. Varcavano i mari anche le reliquie, sotto il controllo delle gerarchie, come richiamo tangibile ai modelli di santità.2 |
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| Nell'America ispanica, se si
escludono i Caraibi, la presenza degli africani non ha
lasciato tracce evidenti nelle manifestazioni religiose.
Il loro apporto e coinvolgimento fu invece intenso in
Brasile, anche se in forma esteriore, separata o
strumentale. La nostra analisi riguarda una di queste
cross-relations fra Mediterraneo, Africa e America: una
devozione giunta nel Nuovo Mondo con il clero secolare e
regolare, sulla "rotta triangolare del sacro"
coincidente con quella degli schiavi, che sfiorò
l'Africa fin dai primi del Seicento (ne resta traccia a
São Tomé), toccò le Azzorre, mise radici in Brasile e
tornò indietro modificata.3 Oggetto dell'analisi
è San Benedetto da San Fratello, frate laico di origine
subsahariana, morto a Palermo nel 1589 e canonizzato nel
1806. La sua figura è connessa con la devozione
brasiliana al Rosario e al Divino (lo Spirito Santo), ma
anche con Santa Isabella d'Aragona, sposa del re Dinis di
Portogallo dal 1336, terziaria francescana, morta in
convento a Coimbra e canonizzata nel 1625. I centri irradiatori di queste devozioni furono Lisbona e Coimbra, dove nell'ottobre 1625 si tennero feste solenni per la canonizzazione della regina, con qualche venatura antispagnola. Secondo una relazione stampata nello stesso anno, vi fu anche una sfilata di gruppi allegorici, il più importante dei quali era una nave con a bordo la nuova santa (allegoria della chiesa ma anche della rotta del sacro). Accompagnavano la regina i dottori di Coimbra e Sant'Antonio dei portoghesi, San Luigi dei Francesi, Sant'Ignazio degli Spagnoli e "São Bento de Palermo", l'africano. Questi, in rappresentanza della "nazione del Congo", è associato a tre santi europei "nazionali", uno dei quali, Ignazio di Loyola, appena canonizzato.4 |
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| Ma "São
Bento" non è neppure beato: il suo processo in
Sicilia si è arenato. Nel frattempo a Palermo, per
iniziativa dei gesuiti, si impone un altro modello di
santità: la romita
medievale Rosalia Sinibaldi, di presunta
discendenza carolingia e normanna, patrona della città
nel luglio 1624 e santa canonica nel 1630.5 Alla commedia El Santo negro Rosambuco, dedicata da Lope de Vega a fra Benedetto da San Fratello e pubblicata a Barcelona nel 1612, si contrappone a Palermo la costruzione del modello iconografico di Rosalia, affidato dai gesuiti ad Antoon Van Dyck.6 La peste interferì con questa operazione: una Madonna del Rosario in gloria, iniziata a Palermo dal fiammingo nel 1624, fu ultimata a Genova nel 1628. Con Rosalia e altre sante del luogo, Van Dyck raffigura - in un ruolo di contorno - Santa Rosa da Lima, cara all'ordine di San Domenico. In un altro dipinto palermitano del 1635, opera di Pietro Novelli, fra' Benedetto si inchina al re San Luigi dei Francesi, che riceve il cordiglio da San Francesco prima di partire per la crociata [DIA 08]. Questo messaggio è diverso da quello portoghese: il dato di Coimbra è riproposto da due statuette di Lisbona, della metà del secolo, provenienti dalla stessa chiesa: "São Bento de Palermo" e la regina santa, con le rose, di identica taglia e fattura.7 Nei due scenari di Palermo e Lisbona-Coimbra, la devozione ai santi patroni e al rosario si orienta dunque su "rotte" diverse: la rotta mediterranea a Palermo, controllata da domenicani e gesuiti; la rotta transatlantica a Coimbra, ispirata dai frati minori portoghesi, interessati al Brasile. |
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| Quanto alle rose, una cronaca
siciliana del 1657 informa che nel 1620 i francescani di
Lisbona interpellarono il convento di Palermo sui prodigi
compiuti da Benedetto. La stessa cronaca, che non parla
di rose, fornisce un dato noto per altre vie: il 5 agosto
del 1619, festa della Madonna della Neve, una irmandade
di schiavi africani sfila a Lisbona dietro uno stendardo
con l'immagine del "frate zoccolante" di
Palermo.8
Contemporaneamente, o poco dopo,
prende piede il motivo dei
fiori, che allude alla metamorfosi dei
resti alimentari del refettorio, nascosti dal frate nel
saio per sfamare i poveri o nasconderli al viceré,
aneddoto ignoto ai siciliani e certamente ricalcato in
Portogallo su un prodigio analogo, compiuto a Coimbra
dalla regina santa: la metamorfosi dei pani sottratti
alla dispensa reale a fini di carità. Al "santo
schiavo", da associare a Isabella, si attribuì un
miracolo "di seconda classe" rispetto a quello
della regina9 e di altre sante
terziarie, come Santa Elisabetta d'Ungheria. Nelle
antichissime feste della confraternita di São Domingos a
Lisbona, del 1490, comune ai neri e ai bianchi e in
seguito soppressa, si incoronavano i re del Congo,
tradizione ancora popolarissima in Brasile, con
profusione di petali di rose.10 Talvolta, forse in
ricordo di questa tradizione, le rose si sgranano in
petali lungo il cordone del "santo schiavo",
come a São Tomé: la statua di São Benedito, della
prima metà del Seicento, presso la chiesa della Madonna
di Guadalupe, ha quattro petali di rosa rossa sul cordone
all'altezza dell'ombelico, il sacchetto degli oboli nella
mano sinistra, gli occhi di vetro e il braccio destro
allargato a sostenere qualcosa che non c'è più (forse
una manomissione, come spesso è accaduto a queste
immagini).11 |
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| La statua è del tutto simile a
quella oggi custodita nella cappella di Nossa Senhora da
Lapa a Ponte de Lima, sulla via di Santiago de
Compostela, percorsa, secondo la tradizione, dalla regina
santa in abito da pellegrina. In un centro poco distante,
Vila Franca de Lima, nel mese di maggio si celebra una
festa delle rose, organizzata da un'antichissima
confraternita del rosario, fondata nel 1622. Per le vie
di Vila Franca, con gli stendardi della Madonna e di
Sant'Antonio - come nelle processioni brasiliane del
Rosario e São Benedito - sfilano gli enormi cesti delle
mordomas (ragazze da marito) pieni di rose e rivestiti da
mosaici di petali. Le mordomas confezionano i cesti e li
portano in testa per tutto il paese in riva al Rio Lima, secondo schemi che ricordano
le feste e le offerte delle donne baiane in onore di
Yemanjá. I cesti di Vila Franca de Lima,
depositati dalle mordomas al centro della chiesa, insieme
con gli stendardi, vengono offerti alla Madonna e a
Sant'Antonio.12
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| Il passare del tempo e il controllo
esercitato dalle gerarchie hanno fatto sì che nel
trittico del Divino, del Santo e della Signora, la figura
del Santo abbia perduto importanza rispetto al passato.
Ma la forza delle relazioni incrociate tra Africa, Europa
e America, oltre che dalle irmandades di São Benedito e
dalle "Festas do Mastro", dalla musica e dalle
danze, è testimoniata dalla Folia do Divino, una festa
religiosa itinerante, importata dal Portogallo, in cui si
coronava imperatore un bambino bianco che presiedeva ai
festeggiamenti in onore dello Spirito Santo, e che
richiese la produzione di oggetti specifici, come la
corona, il bastone con la colomba del Divino e la
cassetta per le elemosine d'argento.15
Altri oggetti preziosi sono i
portaostie in argento di São Benedito e le statuette
"de cabeceira", da tenere sul comodino, di cui
fino a qualche anno fa gli antiquari di Lisbona, che
venerano "o Santo preto" come loro protettore,
esibivano molti esemplari. Questa devozione non è solo un residuo storico: è un elemento "di ritorno", che con i reduci portoghesi dal Brasile è rientrata in Portogallo già verso la fine del XVIII secolo. Ne abbiamo testimonianza storica grazie ai conventi francescani dedicati a São Benedito nel nord del Portogallo. Il Santo e la Signora sono figure mediatrici del Divino, con il pegno mistico del Bambino bianco che passa di mano (il modello di partenza è un'incisione pubblicata nella cronaca siciliana del 1657). Alla vigilia dell'abolizione portoghese della tratta atlantica (1762) c'è una chiara relazione della Signora e del Santo con il traffico di schiavi: in un ex voto del 1756, oggi a Braga nel Museu dos Biscainhos, il negriero portoghese Francisco de Souza Pereira ringrazia Nossa Senhora do Castelo per averlo liberato dal "grande pericolo" di una rivolta degli schiavi che stava trasferendo da Recife a Rio de Janeiro. La Vergine invocata si venerava nella chiesa di São Sebastião no Morro do Castelo, sede di una irmandade do Rosário e São Benedito a partire dal 1669, poi divenuta cattedrale di Rio de Janeiro. Si consideri, infine, che negli elenchi delle navi ottocentesche dirette a Rio de Janeiro, dopo la canonizzazione del santo degli schiavi, ve ne sono due che prendono il nome da lui: una "São Benedito" e una "São Benedito Feliz".16 |
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Bibliografia 1. Relação das grandiosas Festas, que na Cidade de Coimbra hoje por novo Título Cidade ditosa, fez o Illustríssimo Senhor Dom Manoel Bispo Conde, à Canonização de Sancta Isabel Rainha de Portugal. Em Coimbra. Por Nicolao Carvalho Impressor del Rey, & da Universidade. Anno 1625 (Biblioteca Nacional, Rio de Janeiro). 2. Archivio di Propaganda Fide, Scritture Generali riferite alle Congregazioni Generali, cod. 260, ff. 283-84. 3. Flor perigrina por preta, ou Nova maravilha da Graça descuberta na prodigiosa Vida do B. Benedicto de S. Philadelfio... por Fr. Apollinario da Conceição... Lisboa, 1744. 4. C. Rodrigues Brandão, O Divino, o Santo e a Senhora, Rio de Janeiro, FUNARTE, 1978. 5. Arlindo Rubert, A Igreja no Brasil, Pallotti, Santa María, RS, 1981. Vol. I: Origem e desenvolvimento. Vol. II: Expansão Missionária e Hierárquica. 6. Alessandro Dell'Aira, La fortuna iberica di San Benedetto da Palermo, in "Atti dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo", anno accademico 1992-93, pp.51-91). 7. Id., Introduzione alla versione italiana della Comedia famosa del santo negro Rosambuco de la ciudad de Palermo, di Lope de Vega. Palombo, Palermo, 1995. 8. Id., Il santo nero e il rosario: devozione e rappresentazione, in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro: culti, devozioni, strategie di età moderna". Marsilio, 2000, pp. 164-182. 9. Giovanna Fiume, Il processo de cultu a San Benedetto da San Fratello (1734), in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro..." cit, pp. 231-252. 10. Marilena Modica, I processi settecenteschi di San Benedetto il Moro, in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro..." cit, pp. 334-353. 11. Os Negros em Portugal, catalogo della mostra omonima di Lisbona (Mosteiro dos Jerónimos, 23.09.99-24.01.00), Lisboa 1999. 12. Negro de corpo e alma. Mostra do Redescobrimento (23.4.00.07.09.00) Fundação Bienal de São Paulo, 2000. 13. Historia del Arte Iberoamericano, a cura di Ramón Gutiérrez e Rodrigo Gutiérrez Viñuales, Lunwerg Editores, Barcelona, 2000.
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