Alessandro Dell'Aira


La nave della Regina
e del Santo schiavo


dal Mediterraneo al Brasile

Colloquio: «L'Esclavage en Méditerranée»
Centre de la Méditerranée Moderne et Contemporaine
Université de Nice Sophia Antipolis
(30 maggio - 1º giugno 2001)
   
   
     





DALLA SECONDA METÀ DEL XVII SECOLO IN POI, il commercio di schiavi africani gestito dai protestanti si fondò sulla visione capitalistica e sugli investimenti, senza spiccati interessi per la guida spirituale dei convertiti. Da parte loro i cattolici, dopo i decreti del concilio di Trento, diedero più spazio all'istruzione religiosa prima e dopo il battesimo. Molti missionari si pronunciarono sulla schiavitù anche come istituto giuridico, con stili diversi dall'uno all'altro ordine.
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1 Per un excursus-denuncia sulla condizione degli africani in Portogallo, a proposito di abusi sulla somministrazione dei sacramenti, rinvio al mio intervento «Schiavitù: il silenzio del Concilio di Trento», in corso di pubblicazione negli Atti del congresso UNESCO La schiavitù nel Mediterraneo in età moderna  (Palermo 26-30 settembre 2000).
Le navi dirette nelle Indie occidentali seguivano sia la rotta diretta, sia quella d'Oriente, che toccava l'India, la Cina e le Filippine dopo aver circumnavigato l'Africa. Trasportavano anche simulacri: statue, pitture, incisioni di varia qualità, prodotte in Europa per il mercato americano, o di proprietà dei viceré, dei loro funzionari o del clero. In quest'ultimo caso le immagini sacre erano destinate a chiese e conventi, o all'istruzione degli indios nelle reducciones. Varcavano i mari anche le reliquie, sotto il controllo delle gerarchie, come richiamo tangibile ai modelli di santità.2  
2 Sull'importanza dell'iconografia per le missioni cattoliche nel Nuovo mondo, cfr. la recente Historia del Arte Iberoamericano, a cura di Ramón Gutiérrez e Rodrigo Gutiérrez Viñuales, Lunwerg Editores, Barcelona, 2000. Per quanto riguarda le reliquie, rinvio a una lettera dell'ottobre 1633, con cui  fra Gabriel do Espíritu Santo, frate minore riformato di San Francesco e missionario in Brasile, per ragioni di urgenza chiede una licenza speciale per l'importazione di immagini e reliquie di santi (Archivio Romano di Propaganda Fide, Scritture originali riferite nelle Congregazioni Generali, cod. 260, f. 283).
Nell'America ispanica, se si escludono i Caraibi, la presenza degli africani non ha lasciato tracce evidenti nelle manifestazioni religiose. Il loro apporto e coinvolgimento fu invece intenso in Brasile, anche se in forma esteriore, separata o strumentale. La nostra analisi riguarda una di queste cross-relations fra Mediterraneo, Africa e America: una devozione giunta nel Nuovo Mondo con il clero secolare e regolare, sulla "rotta triangolare del sacro" coincidente con quella degli schiavi, che sfiorò l'Africa fin dai primi del Seicento (ne resta traccia a São Tomé), toccò le Azzorre, mise radici in Brasile e tornò indietro modificata.3 Oggetto dell'analisi è San Benedetto da San Fratello, frate laico di origine subsahariana, morto a Palermo nel 1589 e canonizzato nel 1806. La sua figura è connessa con la devozione brasiliana al Rosario e al Divino (lo Spirito Santo), ma anche con Santa Isabella d'Aragona, sposa del re Dinis di Portogallo dal 1336, terziaria francescana, morta in convento a Coimbra e canonizzata nel 1625.

I centri irradiatori di queste devozioni furono Lisbona e Coimbra, dove nell'ottobre 1625 si tennero feste solenni per la canonizzazione della regina, con qualche venatura antispagnola. Secondo una relazione stampata nello stesso anno, vi fu anche una sfilata di gruppi allegorici, il più importante dei quali era una nave con a bordo la nuova santa (allegoria della chiesa ma anche della rotta del sacro). Accompagnavano la regina i dottori di Coimbra e Sant'Antonio dei portoghesi, San Luigi dei Francesi, Sant'Ignazio degli Spagnoli e "São Bento de Palermo", l'africano. Questi, in rappresentanza della "nazione del Congo", è associato a tre santi europei "nazionali", uno dei quali, Ignazio di Loyola, appena canonizzato.4

 
3 L'antica devozione dei portoghesi a São Benedito risente non solo della tradizione metropolitana, come vedremo, ma anche di quella brasiliana, per l'apporto di chi rientrava dal Brasile con molte ricchezze. Rinviamo alla nostra edizione italiana della commedia del Santo negro Rosambuco,  Palermo, Palumbo 1995, Introduzione, p. 32.



4 Relação das grandiosas Festas, que na Cidade de Coimbra hoje por novo Título Cidade ditosa, fez o Illustríssimo Senhor Dom Manoel Bispo Conde, à Canonização de Sancta Isabel Rainha de Portugal. Em Coimbra, por Nicolão Carvalho Impressor del Rey, & da Universidade. Anno 1625(Biblioteca Nacional, Rio de Janeiro), f. 15. Il programma ufficiale delle feste prevedeva anche le enmascaradas  degli africani per le vie della città. Coimbra era particolarmente legata alle vicende dell'antico seminario di São Tomé,  aperto dopo il Concilio di Trento per la formazione dei sacerdoti africani, e poi soppresso anche a causa di una sanguinosa rivolta di schiavi, che ebbe luogo nel 1595. Il seminario locale fu chiuso e gli studenti locali dirottati a Coimbra.
     
Ma "São Bento" non è neppure beato: il suo processo in Sicilia si è arenato. Nel frattempo a Palermo, per iniziativa dei gesuiti, si impone un altro modello di santità: la romita medievale Rosalia Sinibaldi, di presunta discendenza carolingia e normanna, patrona della città nel luglio 1624 e santa canonica nel 1630.5

Alla commedia El Santo negro Rosambuco, dedicata da Lope de Vega a fra Benedetto da San Fratello e pubblicata a Barcelona nel 1612, si contrappone a Palermo la costruzione del modello iconografico di Rosalia, affidato dai gesuiti ad Antoon Van Dyck.6 La peste interferì con questa operazione: una Madonna del Rosario in gloria, iniziata a Palermo dal fiammingo nel 1624, fu ultimata a Genova nel 1628. Con Rosalia e altre sante del luogo, Van Dyck raffigura - in un ruolo di contorno - Santa Rosa da Lima, cara all'ordine di San Domenico. In un altro dipinto palermitano del 1635, opera di Pietro Novelli, fra' Benedetto si inchina al re San Luigi dei Francesi, che riceve il cordiglio da San Francesco prima di partire per la crociata [DIA 08]. Questo messaggio è diverso da quello portoghese: il dato di Coimbra è riproposto da due statuette di Lisbona, della metà del secolo, provenienti dalla stessa chiesa: "São Bento de Palermo" e la regina santa, con le rose, di identica taglia e fattura.7

Nei due scenari di Palermo e Lisbona-Coimbra, la devozione ai santi patroni e al rosario si orienta dunque su "rotte" diverse: la rotta mediterranea a Palermo, controllata da domenicani e gesuiti; la rotta transatlantica a Coimbra, ispirata dai frati minori portoghesi, interessati al Brasile.

 
5 Per queste vicende cfr. V. Petrarca, Di Santa Rosalia Vergine Palermitana, Palermo, Sellerio, 1988; Originale delli testimonij di Santa Rosalia. Trascrizione del manoscritto 2 Qq E 89 della Biblioteca Comunale di  Palermo, a cura di R. C Giordano. Palermo, 1997.
 
6 Probabilmente Antoon Van Dyck, su indicazione dei committenti, volle dare respiro universale alla devozione locale. Per una lettura della Madonna del Rosario, dell'Oratorio della Compagnia delli Sacchi, cfr. A. Dell'Aira, Van Dyck a Palermo, in  «Kalós», 11, 2 (marzo-aprile 1999), pp. 4-13.
 
7 Per una descrizione delle due statuette, patrimonio della chiesa del Recolhimento di Santos-o-Novo (Lisbona), cfr. la mia Introduzione alla Commedia famosa del santo nero Rosambuco della città di Palermo, Palumbo, 1995, p. 32.
Quanto alle rose, una cronaca siciliana del 1657 informa che nel 1620 i francescani di Lisbona interpellarono il convento di Palermo sui prodigi compiuti da Benedetto. La stessa cronaca, che non parla di rose, fornisce un dato noto per altre vie: il 5 agosto del 1619, festa della Madonna della Neve, una irmandade di schiavi africani sfila a Lisbona dietro uno stendardo con l'immagine del "frate zoccolante" di Palermo.8 Contemporaneamente, o poco dopo, prende piede il motivo dei fiori, che allude alla metamorfosi dei resti alimentari del refettorio, nascosti dal frate nel saio per sfamare i poveri o nasconderli al viceré, aneddoto ignoto ai siciliani e certamente ricalcato in Portogallo su un prodigio analogo, compiuto a Coimbra dalla regina santa: la metamorfosi dei pani sottratti alla dispensa reale a fini di carità. Al "santo schiavo", da associare a Isabella, si attribuì un miracolo "di seconda classe" rispetto a quello della regina9 e di altre sante terziarie, come Santa Elisabetta d'Ungheria. Nelle antichissime feste della confraternita di São Domingos a Lisbona, del 1490, comune ai neri e ai bianchi e in seguito soppressa, si incoronavano i re del Congo, tradizione ancora popolarissima in Brasile, con profusione di petali di rose.10 Talvolta, forse in ricordo di questa tradizione, le rose si sgranano in petali lungo il cordone del "santo schiavo", come a São Tomé: la statua di São Benedito, della prima metà del Seicento, presso la chiesa della Madonna di Guadalupe, ha quattro petali di rosa rossa sul cordone all'altezza dell'ombelico, il sacchetto degli oboli nella mano sinistra, gli occhi di vetro e il braccio destro allargato a sostenere qualcosa che non c'è più (forse una manomissione, come spesso è accaduto a queste immagini).11
 
8 Flor perigrina por preta, ou Nova maravilha da Graça descuberta na prodigiosa Vida do B. Benedicto de S. Philadelfio... por Fr. Apollinario da Conceição... Lisboa, 1744., p. 253; História  dos Mosteiros, Conventos e Casas Religiosas de Lisboa. I, Lisboa 1950, p. 64 (trascrizione di un manoscritto del 1704).
 
9 Eppure, un'associazione tra São Benedito e le rose doveva già circolare nel mondo iberico, se in alcuni versi di Lope de Vega il santo schiavo, con la dulce María, invia le rose in cielo a Dio, que tiene por blanco.  Lope qui allude alla recita del rosario, e non alla metamorfosi della spazzatura, anche se altrove il frate compie altre metamorfosi, più burlesche che sante, estraendo dal saio un lagarto e una chitarra.
 
10 Cfr. J.R. Tinhorão, Os negros em Portugal. Uma presença silenciosa. Lisboa, Editorial Caminho, 1988, p. 135 ss.  
 
11 Per la foto e le informazioni sulla statua, ringrazio mons. Abílio Ribas, vescovo di São Tomé.
La statua è del tutto simile a quella oggi custodita nella cappella di Nossa Senhora da Lapa a Ponte de Lima, sulla via di Santiago de Compostela, percorsa, secondo la tradizione, dalla regina santa in abito da pellegrina. In un centro poco distante, Vila Franca de Lima, nel mese di maggio si celebra una festa delle rose, organizzata da un'antichissima confraternita del rosario, fondata nel 1622. Per le vie di Vila Franca, con gli stendardi della Madonna e di Sant'Antonio - come nelle processioni brasiliane del Rosario e São Benedito - sfilano gli enormi cesti delle mordomas (ragazze da marito) pieni di rose e rivestiti da mosaici di petali. Le mordomas confezionano i cesti e li portano in testa per tutto il paese in riva al Rio Lima, secondo schemi che ricordano le feste e le offerte delle donne baiane in onore di Yemanjá. I cesti di Vila Franca de Lima, depositati dalle mordomas al centro della chiesa, insieme con gli stendardi, vengono offerti alla Madonna e a Sant'Antonio.12


Non mi dilungherò sul culto degli schiavi brasiliani per São Benedito.
13 Darò invece qualche elemento etnografico e storico sulla "Levada do Mastro", una festa connessa con il Divino, São Benedito e la "Signora" (la Madonna del Rosario o la regina santa). Un lungo palo, ricavato da un tronco accuratamente scelto e interpretato come albero di nave (Mastro), viene condotto sul sagrato della chiesa insieme con un carro a forma di nave, trainato dai buoi. L'albero viene piantato davanti alla chiesa, e fa da asta alla bandiera di São Benedito. I centri più noti di questa festa sono Pirenópolis e Serra, nei pressi di Vitória. Una festa simile, in memoria della regina santa, si celebra a Itanhaém, centro costiero nei pressi di San Paolo, ad Alcântara (Ilha de São Luis de Maranhão) e a Terceira, nelle Azzorre.14

 
12 Cfr. A. Dell'Aira, La fortuna iberica di San Benedetto da Palermo, in «Atti dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo», anno accademico 1992-93, pp.51-91).
 
13 Id., Il santo nero e il rosario: devozione e rappresentazione, in «Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro: culti, devozioni, strategie di età moderna». Marsilio, 2000, pp. 164-182.
 
14 Uno dei propagatori in Brasile della devozione a Santa Isabel e a São Benedito fu certamente il primo vescovo di Olinda, Estévão Brioso de Figuereido, laureatosi a Coimbra nel 1654, che nel 1677 assistette alla traslazione delle sue reliquie e l'anno dopo si imbarcò  per Olinda. Visitò a fondo la sua diocesi,  dando assistenza agli schiavi fuggiaschi del Quilombo dos Palmares, nei pressi della parrocchia di Serinhaém. Forse anche a causa di questo suo impegno fu trasferito a Funchal, nelle Azzorre, e quindi a Lisbona, dove  si trovava già nel 1683. Cfr. A. Rubert,  A Igreja no Brasil, Pallotti, Santa María, RS, 1981. Vol. II, pp. 172-175.
 



   
Il passare del tempo e il controllo esercitato dalle gerarchie hanno fatto sì che nel trittico del Divino, del Santo e della Signora, la figura del Santo abbia perduto importanza rispetto al passato. Ma la forza delle relazioni incrociate tra Africa, Europa e America, oltre che dalle irmandades di São Benedito e dalle "Festas do Mastro", dalla musica e dalle danze, è testimoniata dalla Folia do Divino, una festa religiosa itinerante, importata dal Portogallo, in cui si coronava imperatore un bambino bianco che presiedeva ai festeggiamenti in onore dello Spirito Santo, e che richiese la produzione di oggetti specifici, come la corona, il bastone con la colomba del Divino e la cassetta per le elemosine d'argento.15 Altri oggetti preziosi sono i portaostie in argento di São Benedito e le statuette "de cabeceira", da tenere sul comodino, di cui fino a qualche anno fa gli antiquari di Lisbona, che venerano "o Santo preto" come loro protettore, esibivano molti esemplari.

Questa devozione non è solo un residuo storico: è un elemento "di ritorno", che con i reduci portoghesi dal Brasile è rientrata in Portogallo già verso la fine del XVIII secolo. Ne abbiamo testimonianza storica grazie ai conventi francescani dedicati a São Benedito nel nord del Portogallo. Il Santo e la Signora sono figure mediatrici del Divino, con il pegno mistico del Bambino bianco che passa di mano (il modello di partenza è un'incisione pubblicata nella cronaca siciliana del 1657). Alla vigilia dell'abolizione portoghese della tratta atlantica (1762) c'è una chiara relazione della Signora e del Santo con il traffico di schiavi: in un ex voto del 1756, oggi a Braga nel Museu dos Biscainhos, il negriero portoghese Francisco de Souza Pereira ringrazia Nossa Senhora do Castelo per averlo liberato dal "grande pericolo" di una rivolta degli schiavi che stava trasferendo da Recife a Rio de Janeiro. La Vergine invocata si venerava nella chiesa di São Sebastião no Morro do Castelo, sede di una irmandade do Rosário e São Benedito a partire dal 1669, poi divenuta cattedrale di Rio de Janeiro. Si consideri, infine, che negli elenchi delle navi ottocentesche dirette a Rio de Janeiro, dopo la canonizzazione del santo degli schiavi, ve ne sono due che prendono il nome da lui: una "São Benedito" e una "São Benedito Feliz".16

 
15 C. Rodrigues Brandão,  O Divino, o Santo e a Senhora, Rio de Janeiro, FUNARTE, 1978. Quanto alle origini della festa, si riferisce che a Pirenópolis esse vengono collegate anche con Isabella di Coimbra e con la tradizione millenaristica di Gioacchino da Fiore (p. 63 ss.).
 
 
 
16 L'illustrazione della pittura su legno di Recife, patrimonio della 5ª Superintendência Regional do IPHAN,  è tratta da Negro de corpo e alma. Mostra do Redescobrimento (23.4.00.07.09.00) Fundação Bienal de São Paulo, 2000, p. 233. L'illustrazione dell'ex voto è tratta da Os Negros em Portugal, catalogo della mostra omonima di Lisbona (Mosteiro dos Jerónimos, 23.09.99-24.01.00), Lisboa 1999, p. 58. L'oggetto si trova presso il Museo dos Biscainhos di Braga, nella cui cattedrale è venerato un altare di Nossa Senhora do Rosário da Famiglia Preta con una statuetta di São Benedito. Testo: Milagre que fes Nossa Senhora do Rosario do Castello ao Cappitam Francisco de Souza Pereira quando ia do Recife de Pernambuco à sidade do Rio de Janeiro com cento e setenta negros en altura de catorze graos se bio persegido dos negros que se lebantarão e ofrecendoce à Senhora o livrou de tam grande perigo. 1576. Per la lista delle navi negriere, si rinvia a Slave trade to Rio de Janeiro, 1852-1830 [machine-readable data file], compiled by Herbert S. Klein (l'informazione deriva dall'Archivo Ultramarino di Lisbona).  
 
     
     

 
 
 
 




     

Bibliografia


1. Relação das grandiosas Festas, que na Cidade de Coimbra hoje por novo Título Cidade ditosa, fez o Illustríssimo Senhor Dom Manoel Bispo Conde, à Canonização de Sancta Isabel Rainha de Portugal. Em Coimbra. Por Nicolao Carvalho Impressor del Rey, & da Universidade. Anno 1625 (Biblioteca Nacional, Rio de Janeiro).
2. Archivio di Propaganda Fide, Scritture Generali riferite alle Congregazioni Generali, cod. 260, ff. 283-84.
3. Flor perigrina por preta, ou Nova maravilha da Graça descuberta na prodigiosa Vida do B. Benedicto de S. Philadelfio... por Fr. Apollinario da Conceição... Lisboa, 1744.
4. C. Rodrigues Brandão, O Divino, o Santo e a Senhora, Rio de Janeiro, FUNARTE, 1978.
5. Arlindo Rubert, A Igreja no Brasil, Pallotti, Santa María, RS, 1981. Vol. I: Origem e desenvolvimento. Vol. II: Expansão Missionária e Hierárquica.
6. Alessandro Dell'Aira, La fortuna iberica di San Benedetto da Palermo, in "Atti dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo", anno accademico 1992-93, pp.51-91).
7. Id., Introduzione alla versione italiana della Comedia famosa del santo negro Rosambuco de la ciudad de Palermo, di Lope de Vega. Palombo, Palermo, 1995.
8. Id., Il santo nero e il rosario: devozione e rappresentazione, in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro: culti, devozioni, strategie di età moderna". Marsilio, 2000, pp. 164-182.
9. Giovanna Fiume, Il processo de cultu a San Benedetto da San Fratello (1734), in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro..." cit, pp. 231-252.
10. Marilena Modica, I processi settecenteschi di San Benedetto il Moro, in "Il santo patrono e la città. San Benedetto il Moro..." cit, pp. 334-353.
11. Os Negros em Portugal, catalogo della mostra omonima di Lisbona (Mosteiro dos Jerónimos, 23.09.99-24.01.00), Lisboa 1999.
12. Negro de corpo e alma. Mostra do Redescobrimento (23.4.00.07.09.00) Fundação Bienal de São Paulo, 2000.
13. Historia del Arte Iberoamericano, a cura di Ramón Gutiérrez e Rodrigo Gutiérrez Viñuales, Lunwerg Editores, Barcelona, 2000.






  Le navire de la Reine et du Saint-Esclave:
de la Méditerranée au Brésil


Université de Sophia Antipolis
"L'esclavage en Méditerranée"
(Grasse - 30,31 et 1er Juin 2001)




DÈS LA SECONDE MOITIÉ DU XVIIe SIÈCLE, le commerce d'esclaves africains organisé par les protestants, se fonda sur la vision capitaliste et sur les investissements, sans manifester un grand intérêt pour le cheminement spirituel des convertis. De leur côté, les catholiques, après les décrets du Concile de Trente, donnèrent plus d'importance à l'instruction religieuse avant et après le baptême. Nombre de missionnaires se prononcèrent sur la condition de l'esclavage, même dans sa dimension juridique, seul le style variait d'un ordre à l'autre.
Les navires mettant le cap sur les Indes occidentales suivaient, tantôt la route directe, tantôt celle de l'Orient, touchant ainsi l'Inde la Chine et les Philippines, après avoir contourné l'Afrique. Ils transportaient également des simulacres : des statues, des peintures, des gravures de différentes valeurs, produites en Europe et destinées au marché américain, ou bien appartenant à des vice-rois, à leurs fonctionnaires, voire même au clergé. En ce cas, les images sacrées étaient destinées aux églises et aux couvents, ou même à l'instruction des Indios dans les reducciones. Même les reliques franchissaient les mers, sous la férule des hiérarchies; elles renvoyaient , d'une manière tangible , aux modèles de sainteté.
Dans l'Amérique hispanique, à l'exception des Caraïbes, la présence des Africains n'a pas laissé de traces évidentes dans les manifestations religieuses. Leur apport et leur implication fut, par contre, intense au Brésil - quoique sous une forme extérieure, séparée et instrumentale. Notre analyse concerne une de ces cross-relations entre Méditerranée, Afrique et Amérique : une dévotion atteignant le Nouveau Monde, à la suite du clergé séculier et régulier, sur la "route triangulaire du sacré", coïncidant avec celle des esclaves qui effleura l'Afrique dès le début du XVIIe siècle (il en reste des traces à São Tomé), toucha les Açores et, après avoir mis des racines au Brésil, revint sur ses pas mais, cette fois, modifiée. L'objet de cette analyse est San Benedetto da San Fratello, frère laïque d'origine subsaharienne, mort à Palerme en 1589 et canonisé en 1806. Son effigie est liée à la dévotion brésilienne, au Rosaire et au Divin (l'Esprit Saint), mais également à Saint Isabelle d'Aragone, épouse du roi Dinis du Portugal depuis 1336, et tertiaire franciscaine, morte au couvent à Coïmbre et canonisée en 1625.
Les centres de rayonnement de ces dévotions furent Lisbonne et Coïmbre où, en octobre 1625, des fêtes solennelles, comportant quelque veinure anti-espagnole, célébrèrent la canonisation de la reine. Selon un rapport imprimé la même année, il y eut même une procession de représentations allégoriques, dont la plus importante fut un navire transportant la nouvelle sainte (allégorie de l'Église, mais aussi de la route du sacré). La reine était accompagnée des docteurs de Coïmbre, de Saint Antoine des Portugais, de Saint Louis des Français, de Saint Ignace des Espagnols et de "São Bento de Palermo", l'Africain. Ce dernier, représentant la "nation du Congo" est alors associé à trois autres saints européens "nationaux", dont Saint Ignace de Loyola, canonisé depuis peu. Cependant "São Bento" n'a même pas été proclamé béat : le processus de béatification s'est ensablé. Entre temps à Palerme , sur l'initiative des Jésuites, un autre modèle de sainteté s'impose : l'ermite médiévale Rosalia Sinibaldi, de descendance carolingienne et normande présumée, proclamée patronne de la ville en juillet et canonisée en 1630.
A la comédie El Santo negro Rosambuco que Lope de Vega consacra à fra Benedetto da San Fratello et qui fut publiée à Barcelone en 1612, s'oppose à Palerme, la réalisation du modèle iconographique de Rosalia que des jésuites confièrent à Anton Van Dyck. La peste interféra sur la réalisation de l'oeuvre : une Madonna del Rosario in gloria.. Commencée à Palerme en 1624, elle ne fut achevée qu'en 1628, à Gênes. En même temps que Rosalia et d'autres saints du lieu , Van Dyck représente, mais dans un rôle de second plan, Sainte Rose de Lima, chère à l'Ordre de Saint Dominique. Dans un autre tableau palermitain datant de 1635, réalisé par Pietro Novelli, fra Benedetto se penche vers le roi Saint Louis des Français qui, avant de partir pour la croisade, reçoit la cordelière des mains de Saint François. Ce message diffère du message portugais : l'événement de Coïmbre est reproposé à travers deux statuettes de Lisbonne datant du milieu du siècle et provenant de la même église : "São Bento di Palermo" et la reine sainte , avec les roses, de même taille et de même facture.
Dans les deux scénarios, celui de Palerme et celui de Coïmbre, la dévotion aux saints patrons et au Rosaire s'oriente donc sur deux routes différentes : la route méditerranéenne à Palerme, contrôlée par les dominicains et les jésuites; et la route transatlantique, à Coïmbre, s'inspirant des frères mineurs portugais qui s'intéressaient au Brésil.
Quant aux roses, une chronique sicilienne de 1657 nous informe qu'en 1620, les franciscains de Lisbonne interpellèrent le couvent de Palerme sur les prodiges accomplis par Benedetto. La même chronique, qui ne parle pas de roses, fournit une donnée connue par d'autres voies : le 15 août 1619, fête de la Madonne de la Neige, une irmandade d'esclaves africains défile à Lisbonne derrière un étendard à l'effigie du "frate zoccolante" de Palerme. Dans le même temps, ou peu après, prend pied le motif floréal, faisant allusion à la métamorphose des restes de nourriture, provenant du réfectoire, et que le frère dissimula dans sa bure, pour les donner aux pauvres ou pour les soustraire au vice-roi. Cette anecdote, ignorée des Siciliens, fut calquée au Portugal sur un prodige analogue que la reine sainte accomplit à Coïmbre: la métamorphose des pains soustraits au garde-manger royal pour faire la charité. Le "saint esclave", associé à la reine, se vit attribuer un miracle "de deuxième catégorie" par rapport à celui de la reine et à ceux d'autres saintes tertiaires, telle que Sainte Elisabeth de Hongrie. Durant les très anciennes fêtes organisées par la confraternité de São Domingos à Lisbonne, en 1490, fêtes qui, jusqu'à leur suppression, furent communes aux noirs et aux blancs, on couronnait les rois du Congo - selon une tradition encore très populaire au Brésil - dans une profusion de pétales de roses. Parfois, peut-être, en souvenir de cette tradition, les roses sont effeuillées le long de la cordelière du "saint esclave" tout comme à São Tomé: la statue de São Benedito datant de la première moitié du XVIIe siècle, conservée en l'église de Nossa Senhora de Guadalupe, porte quatre pétales de rose rouge sur la cordelière, à la hauteur de nombril. Il a une aumônière pour les offrandes dans la main droite, des yeux de verre, et son bras gauche s'ouvre dans le geste de soutenir quelque chose qui a disparu (peut-être s'agit-il d'une altération délibérée, comme il arrivait souvent). La statue est tout à fait identique à celle qui est officiellement conservée dans la chapelle de Nossa Senhora da Lapa à Ponte de Lima, sur le chemin de Santiago de Compostela que, selon la tradition, la reine parcourut en manteau de pèlerin. Non loin de là , à Vila Franca de Lima, au mois de mai, on célèbre une fête des roses, organisée par une très ancienne confraternité du Rosaire, fondée en 1622. Dans les rues de Vila Franca - tout comme dans les processions brésiliennes du Rosaire et de São Benedito - défilent, avec les trois étendards de la Vierge et de Saint Antoine, les énormes corbeilles des mordomas (filles à marier), remplies de roses et tapissées de mosaïques de pétales. Les mordomas tressent elles-mêmes les corbeilles et, les ayant déposées sur leur tête, elles traversent le village, au bord du Rio Lima, selon des schémas rappelant les fêtes et les offrandes des femmes de Bahia en l'honneur de Yemanjà. Les corbeilles de Vila Franca de Lima, déposées par les mordomas au centre de l'église en même temps que les étendards, sont offertes à la la Vierge et à Saint Antoine.
Je ne m'attarderai pas sur le culte des esclaves brésiliens pour São Benedito. Par contre, je fournirai quelques éléments d'ordre ethnographique et historique sur la "Levada do Mastro", fête liée au Divin, São Benedito et à la "Dame" (la Madone du Rosaire ou la reine sainte). Un long poteau, découpé dans un tronc d'arbre soigneusement choisi et symbolisant le mât (mastro) d'un bateau est traîné jusqu'au parvis de l'église en même temps qu'un char en forme de navire, tiré par des boeufs. Le mât est planté devant l'église et tient lieu de hampe au drapeau de São Benedito. Les agglomérations les plus connues qui célèbrent cette fête sont Pirenópolis et Serra, non loin de Vitória. Une fête semblable, en mémoire de la reine sainte, est célébrée à Itanhaém, village côtier aux alentours de São Paolo à Alcãntara (Ilha de São Luis de Maranhão] et à Terceira, dans les Açores.

Le temps écoulé et le contrôle exercé par les hiérarchies ont peu à peu diminué l'importance de l'image du Saint, dans le tryptique du Divin, de la Dame et du Saint. Néanmoins, non seulement les irmandades de São Benedito , les "Festas do Mastro", la musique et la danse, témoignent de la densité des relations croisées entre l'Afrique, l'Europe et le continent américain, mais aussi la Folia do Divino, fête religieuse itinérante importée du Portugal, et durant laquelle un enfant était couronné empereur et présidait aux réjouissances en l'honneur de l'Esprit Saint. De telles célébrations requirent une production d'objets spécifiques, tels que: la couronne, le bâton avec la colombe du Divin et le tronc en argent, destiné aux aumônes. D'autres objets précieux, comme les ciboires en argent de São Benedito et les statuettes "de cabeceira", à mettre sur les tables de nuit. Il y a peu d'années encore, un grand nombre de ces statuettes étaient exposées par les antiquaires de Lisbonne qui vénèrent "o Santo preto" comme leur protecteur.
Cette dévotion n'est pas seulement un héritage de l'histoire : c'est aussi un élément "de retour". En effet, elle a repris la route du Portugal en même temps que d'anciens colons portugais, vers la fin du XVIIIe siècle. Un témoignage historique nous en est fourni grâce aux couvents franciscains consacrés à Säo Benedito, dans le nord du Portugal. Le Saint et la Dame sont des effigies médiatrices du Divin, accompagnées du "gage" mystique du Bambin qui change de mains (le modèle initial provient d'une gravure sicilienne publiée par la chronique de 1657. A la veille de l'abolition, de la part du Portugal, de la traite atlantique (1762), il y a un clair rapport entre la Vierge et le Saint, d'une part et, de l'autre, le trafic des esclaves. Dans un ex-voto datant de 1756, aujourd'hui exposé au Museu dos Biscainhos de Braga, le négrier portugais Francisco de Souza Pereira remercie Nossa Sehora do Castelo pour avoir échappé au "grand péril" représenté par une révolte d'esclaves qu'il était en train de transférer depuis Recife jusqu'à Rio de Janeiro. La Vierge, à partir de 1669, d'une irmandade do Rosário e São Benedito et devenue, ensuite, la cathédrale de Rio de Janeiro. Il convient d'ajouter enfin, que dans la liste des navires qui faisaient route vers Rio de Janeiro, il en est deux, après la canonisation du saint des esclaves, qui portent son nom : l'un "Säo Benedito", l'autre "São Benedito Feliz".


 
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